MILANO (MF-NW)--I primi mesi del 2026 sono stati segnati da una serie di iniziative, più o meno attese dai mercati, da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sul fronte domestico, sono stati adottati provvedimenti volti a ridurre il costo dei mutui e a rendere più accessibili i finanziamenti per i consumi. Queste misure mirano a rafforzare il potere d’acquisto dei consumatori in vista delle elezioni di midterm previste per novembre. Per quanto riguarda la politica estera, invece, "la Casa Bianca ha rimarcato come intenda attenersi alla sua strategia per la sicurezza nazionale, emanata nel novembre scorso. Inoltre, si è assistito a un riacuirsi delle politiche America first, volte a preservare il potere internazionale degli Usa a svantaggio soprattutto della Cina. Infatti, è proprio sotto questa lente che devono essere interpretate le minacce di imporre nuovi dazi al Canada e all'Unione Europea e le azioni intraprese contro Venezuela, Groenlandia e Iran", commenta Ombretta Signori, Head of Macroeconomic Research and Strategy di Ofi Invest Am.
NONOSTANTE TENSIONI, STATI UNITI REGISTRANO CRESCITA SOLIDA
Nonostante le crescenti tensioni geopolitche, gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 registrano una crescita solida, sostenuta da una forte propensione al consumo (+2%-3% nel quarto trimestre, secondo i dati attualmente disponibili). Tuttavia, "l'indebolimento del reddito reale disponibile e il fatto che la spesa sia stata rivolta principalmente a beni e servizi ricreativi, come ristoranti e alberghi, suggeriscono che i consumi delle famiglie siano ancora fortemente polarizzati. Gli individui più ricchi, la maggior parte dei quali investe nei mercati azionari, stanno beneficiando delle solide performance del mercato e si prevede che i rimborsi fiscali previsti dalla legge di bilancio approvata nel 2025 contribuiranno a sostenere i consumi", spiega l'esperta.
FED TAGLIERÀ 1 O 2 VOLTE I TASSI DI INTERESSE IN 2026
L’inflazione complessiva negli Stati Uniti si mantiene più vicina al 3% rispetto all’obiettivo del 2%, ma le diverse componenti mostrano segnali di normalizzazione. "La disinflazione nei servizi continua e la trasmissione dell'impatto dei dazi sui prezzi dei beni sembra essersi stabilizzata, il che suggerisce un graduale ritorno verso l'obiettivo entro la fine dell'anno", commenta Signori. La Federal Reserve deve tuttavia continuare a gestire rischi che interessano entrambi i suoi obiettivi principali. Da un lato, "il mercato del lavoro rimane instabile; dall'altro, per quanto riguarda l'inflazione, è ancora possibile un impatto ritardato degli aumenti tariffari sui prezzi, mentre gli stimoli fiscali potrebbero mantenere le pressioni al rialzo", prosegue l'esperta. "Tutto ciò però non ha intaccato le aspettative di Ofi Invest Am: nel caso in cui il mercato del lavoro continui a stabilizzarsi, la Fed potrebbe abbassare i tassi una o due volte nel corso dell'anno, una volta confermata la riduzione dell'inflazione trainata dai dazi. È probabile che i tagli dei tassi arrivino in seguito, durante il mandato di Kevin Warsh, nominato da Donald Trump come nuovo presidente della Fed", conclude Signori.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
1112:58 feb 2026