08:36 | 27 Mar 2026

FOCUS: schizzano prezzi prodotti petrolchimici, benzina Usa tocca massimo storico (Coface)

MILANO (MF-NW)--Dopo 25 giorni dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, le perturbazioni nell'approvvigionamento delle materie prime attraverso lo stretto di Hormuz continuano ad alimentare la volatilità sui prezzi. Al momento, i settori più colpiti sono petrolio e gas, fertilizzanti, derivati petrolchimici e alluminio. "L'attuale escalation in Medio Oriente sta colpendo duramente i mercati delle materie prime. La portata dello shock attuale sulle fasi a valle della catena del valore dipenderà dall'eventuale stallo del conflitto", commenta Simon Lacoume, economista settoriale di Coface.

RIALZO PETROLIO HA EFFETTI SU TUTTA LA CATENA DEL VALORE

I recenti attacchi al complesso gasifero di Ras Laffan in Qatar hanno innescato un ulteriore rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. "Il greggio Brent, con un picco a 119 dollari la scorsa settimana, è aumentato del 50% in un mese. Questo rialzo non è uniforme. Il greggio Oman Dme ha superato 160 dollari al barile, mentre il Wti statunitense si aggira intorno a 100 dollari al barile, evidenziando un impatto fortemente disomogeneo sui prezzi a seconda della regione e del prodotto", spiegano gli esperti di Coface. Con il protrarsi del conflitto, il rialzo si sta propagando lungo la catena del valore. Negli Stati Uniti, "i prezzi al dettaglio della benzina ordinaria hanno raggiunto un massimo storico (3,96 dollari/gallone, +35% su base mensile). In Asia, i prezzi del diesel (Singapore) sono quasi triplicati dall'inizio del conflitto, raggiungendo 256 dollari/barile, mentre i prezzi globali del carburante per aerei sono raddoppiati, secondo l'Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata)", riportano gli analisti.

GNL AL CENTRO DI PERTURBAZIONI OFFERTA

Per quanto riguarda il gas naturale, in Europa i contratti futures sul gas sono aumentati dell'85% in un mese a 55 €/MWh, mentre il benchmark asiatico (Lng Japan/Korea Marker) è raddoppiato nello stesso periodo, riflettendo la persistente vulnerabilità dei mercati importatori. In confronto, "il mercato statunitense appare meno esposto alle perturbazioni dell'offerta. L'Henry Hub americano è nondimeno sotto forte pressione al rialzo (+36% su base mensile), a conferma che le tensioni energetiche si sono già diffuse a livello globale", continua l'esperto.

PREZZI COMPOSTI PETROLICHIMICI CRESCONO ESPONENZIALMENTE

Gli Stati del Golfo rappresentano i principali fornitori asiatici di prodotti petrolchimici, essenziali per l'intera industria delle materie plastiche. "Una tonnellata di nafta ha raggiunto 1.000 dollari a Singapore, con un aumento superiore al 60% dall'inizio del conflitto. La combinazione delle tensioni nello Stretto di Hormuz e delle scorte asiatiche storicamente basse (2-3 settimane) ha già fatto salire i prezzi dei polimeri (polipropilene, polietilene, polistirene, Pvc)", riportano gli esperti. Questo pone un rischio di contagio su tutta la catena del valore. "Questa tendenza riguarda anche lo zolfo, un input chiave per la lisciviazione del minerale di rame e nichel. Il rialzo del 25% in un solo mese mette a rischio i grandi produttori minerari fortemente dipendenti, come Cile, Repubblica Democratica del Congo e Indonesia", dichiarano gli analisti.

FERTILIZZANTI VOLANO, NONOSTANTE CALENDARIO AGRICOLO FAVOREVOLE

Inoltre, gli Stati del Golfo rappresentano il 19% delle esportazioni mondiali di fertilizzanti azotati e il 36% del volume globale di urea, mentre l'Arabia Saudita è il 4* maggiore esportatore di fosfati. Tuttavia, "il gas naturale rappresenta fino all'80% dei costi di produzione dei fertilizzanti azotati. L'impennata dei prezzi del gas si traduce pertanto automaticamente in un aumento dei prezzi dei fertilizzanti: il prezzo di una tonnellata di urea granulare (FOB Medio Oriente) è aumentato del 37%, a 665 dollari, dall'inizio del conflitto", osservano gli esperti. L'impatto rimane tuttavia limitato, grazie a una tempistica favorevole. "Per il momento, sembrano colpiti solo i produttori cerealicoli statunitensi, ma qualora le perturbazioni dovessero persistere, Brasile, India o persino l'Europa risulterebbero più esposti", proseguono gli analisti. "Gli effetti negativi potrebbero estendersi anche al di là dei flussi diretti di fertilizzanti, verso India, Brasile o Stati Uniti, per i quali gli Stati del Golfo rappresentano rispettivamente il 63%, il 24% e il 21% delle importazioni di fertilizzanti azotati, colpendo paesi terzi come il Marocco, principale produttore mondiale di fosfato grezzo, fortemente dipendente dallo zolfo esportato dagli Stati del Golfo", spiegano gli esperti.

ALLUMINIO È METALLO PIÙ A RISCHIO

Infine, le esportazioni e importazioni di alluminio attraverso Hormuz risultano bloccate. "Lunedì 16 marzo, Aluminum Bahrain (Alba), che produce il 25% dell'alluminio della regione, ha conseguentemente annunciato la sospensione del 19% della propria produzione, pari al 5% della produzione di alluminio regionale", riportano gli esperti. "Lontano dalle turbolenze in Medio Oriente, Mosal ha annunciato la sospensione delle proprie attività in Mozambico, adducendo costi energetici ritenuti eccessivi. In questo contesto di deterioramento, i prezzi dell'alluminio continuano pertanto a seguire un trend al rialzo (+11,5% su base mensile), con un picco a 3.500 dollari/tonnellata (12 marzo), dopo un aumento di quasi il 25% nell'arco dell'ultimo anno", continuano gli esperti.

cba


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2720:36 mar 2026