MILANO (MF-NW)--Dall’ultimo meeting della Banca centrale europea del 23 luglio, il mercato ha prezzato un nuovo rialzo del tasso sui depositi al 2,5% nel meeting di giovedì prossimo come una quasi certezza in maniera pressoché costante.
"Ci attendiamo che dal comunicato e dalla conferenza stampa emerga un atteggiamento attendista riguardo le prossime mosse, con una chiara enfasi sugli sviluppi dell’inflazione come guida. Dal momento che in questa fase i prezzi delle materie prime energetiche sono la determinante più importante, è evidente che gli sviluppi nel Golfo rimarranno al centro dell’attenzione", affermano gli strategist di Mps.
Il mercato prezza due ulteriori rialzi nei prossimi 12 mesi con una pausa molto probabile nel meeting del 29 ottobre e un incremento il 17 dicembre. "Il fatto che l’inflazione core (2,4% ad agosto) si sia mostrata ancora relativamente impermeabile alla salita dell’energia milita a favore di una pausa di riflessione a ottobre, in attesa di buone notizie dal fronte del Golfo. La nostra view, basata su una qualche forma di diminuzione delle tensioni nel Golfo, è che la Bce consegnerà meno rialzi di quelli prezzati, con la distinta possibilità che la fase di rialzi si esaurisca con la mossa di giovedì", puntualizzano gli esperti.
Sul fronte macroeconomico, i dati più attesi della prossima settimana sono i prezzi alla produzione (giovedì) e l’inflazione Usa (venerdì), che saranno pubblicati prima della riunione Fed del 16 settembre e pertanto saranno tenuti in forte considerazione dal board, alla luce delle recenti pressioni al rialzo sulle quotazioni petrolifere.
"Acquistano maggiore importanza soprattutto dopo le parole piuttosto hawkish di Kevin Warsh al simposio di Jakson Hole ed alle dichiarazioni di Christopher Waller (membro votante) che attribuisce a questi dati la decisione su un rialzo o meno dei tassi. Waller ha anche enfatizzato il fatto che è iniziato un processo disinflattivo e questo se confermato renderebbe il rialzo meno urgente". Per il mese di agosto il consenso vede un’accelerazione dei prezzi alla produzione, importante per alcune componenti utilizzate nel computo del deflatore (variabile di riferimento Fed sui prezzi). L’inflazione è invece attesa stabile al 3,4% a fronte di una componente core in rallentamento al 2,4% dal 2,5% di luglio.
"Una conferma delle attese o comunque un dato che non si allontana molto da queste permetterebbe alla Fed di stare ferma sui tassi. Al contrario un numero molto al di sopra farebbe alzare la testa ai membri più hawkish del board e renderebbe il rialzo molto più probabile", puntualizzano gli strategist di Mps.
Infine, i ministri dei sette Paesi chiave dell'Opec+ si riuniranno domenica in videoconferenza per discutere la situazione del mercato petrolifero e il rispetto degli accordi di produzione. Secondo i delegati, il gruppo dovrebbe mantenere invariate le quote per ottobre.
alb
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
0413:12 set 2026