11:37 | 07 Sep 2026

FOCUS: obbligazionario, le tre spinte dietro ai rendimenti massimi (Rheos Partners)

MILANO (MF-NW)--"Il mercato obbligazionario globale sta vivendo il proprio reset dei tassi, e la causa non è una sola" osserva Giacomo Calef, co-fondatore, Rheos Partners. Venerdì il rendimento del Bund decennale tedesco ha toccato i massimi dal 2011, quello del gilt britannico i massimi dal 2008, il Treasury Usa a dieci anni si è avvicinato al 4,80%. In Giappone il Jgb decennale ha superato il 3% per la prima volta dal 1996, e il biennale, il più sensibile alla politica monetaria, è al livello più alto dal 1995. "Non è un solo fattore a spingere i tassi al rialzo, ma tre che convergono nella stessa settimana: la corsa al debito delle società che costruiscono l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale, un nuovo shock energetico legato allo Stretto di Hormuz, e banche centrali che si muovono in direzioni diverse ma tutte verso una maggiore restrizione" spiega l'esperto.

Secondo l'analista, il fronte del credito è quello meno visibile ma probabilmente il più strutturale. Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle hanno collocato circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni da inizio anno, più del doppio di tutto il 2025, per finanziare data center e capacità di calcolo. È un fenomeno che sposta parte della competizione per il capitale dal mercato azionario a quello obbligazionario: le hyperscaler emettono debito nello stesso momento in cui i governi devono collocare quantità crescenti di titoli di stato, e con le banche centrali che non comprano più bond su larga scala, l'offerta la deve assorbire il mercato. Il risultato è quello che alcuni esperti definiscono scarsità di capitale: più emittenti di alta qualità in cerca dello stesso funding, rendimenti reali ai massimi da oltre un decennio.

Da un punto di vista energetico, le tensioni tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz hanno riportato il Brent sopra i 95 dollari al barile, mentre il gas TTF olandese è tornato sui massimi da inizio 2023. "Non è un rincaro isolato: l'inflazione dell'area euro è salita al 3,3% in agosto, quasi interamente per effetto energetico, mentre l'inflazione core resta più contenuta, al 2,4%. È una distinzione che conta. Se l'aumento resta un fenomeno di prezzo temporaneo, le banche centrali possono in parte guardare oltre; se comincia a trasferirsi su salari e servizi, la finestra si chiude" sottolinea Calef.

Il terzo fattore da considerare è la sincronizzazione, insolita, delle banche centrali. La Bce alzerà quasi certamente i tassi al 2,50% il 10 settembre, con l'intenzione dichiarata di fermarsi lì. La Fed arriva al meeting del 15-16 settembre con un mercato del lavoro più forte del previsto, che ha riacceso le probabilità di un rialzo proprio mentre l'inflazione di luglio, in calo al 3,4% annuo, sembrava aver dato margine per restare ferma. La Banca del Giappone, dopo cinque rialzi consecutivi, ha lasciato intendere che il 17-18 settembre potrebbe arrivare il sesto.

"Tre banche centrali che si muovono quasi in contemporanea, per motivi diversi, comprimono insieme la liquidità globale" spiega l'analista. "Per chi detiene portafogli obbligazionari, la duration torna a essere una scelta attiva, non un parcheggio. Per chi valuta operazioni straordinarie o debito aziendale, il costo del funding non è più un dettaglio tecnico: è tornato una variabile strategica, come non lo era dal decennio dei tassi a zero" conclude.

edl


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

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