11:30 | 10 Sep 2026

FOCUS: Banche centrali, verso una stretta monetaria con effetti diversi (Robeco)

MILANO (MF-NW)--Innalzare i tassi di interesse per contrastare l'inflazione è da tempo la principale tattica adottata dalle banche centrali, poiché l'aumento dei costi di finanziamento frena la spesa pubblica e privata, allentando le pressioni sui prezzi. Tuttavia, i rialzi dei tassi minacciano anche la crescita economica e hanno ricadute sui mercati dei titoli di Stato, in una fase in cui i rendimenti a lungo termine stanno già toccando nuovi massimi ciclici. "Nelle grandi economie di Stati Uniti, Eurozona, Regno Unito e Giappone il quadro si presenta attualmente eterogeneo, poiché la Fed, la Banca centrale europea, la Bank of England e la Bank of Japan si trovano ciascuna ad affrontare dilemmi propri e diversi" osserva Colin Graham, head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco.

TONI AGGRESSIVI

Il simposio annuale ospitato dalla Federal Reserve a Jackson Hole ha mostrato la crescente divergenza nel modo in cui si ritiene che le banche centrali mondiali stiano affrontando l'inflazione e la crescita economica. Nel suo intervento del 28 agosto, il presidente della Fed Kevin Warsh ha adottato toni aggressivi sull'inflazione, alimentando le aspettative di tassi in rialzo o, quantomeno, non in calo. Secondo Graham, un modo per cercare di prevedere i futuri rialzi dei tassi, e il relativo effetto sui prezzi degli asset, consiste nel calcolare il tasso "neutrale", che non avrebbe un impatto negativo né positivo sull'economia locale. La forbice di riferimento per questo tasso "nominale neutrale" è più elevato nel Regno Unito e più basso in Giappone, negli Stati Uniti e in Canada, come mostrato nel grafico seguente. Questo significa, spiega l'esperto, che il Giappone ha il maggiore margine di manovra per alzare i tassi senza il timore di ostacolare la crescita economica. Anche gli Stati Uniti hanno spazio per un rialzo, ma Eurozona, Australia e Regno Unito rischiano di portare i tassi di interesse su livelli troppo alti e di incidere negativamente sulla crescita economica.

IL DILEMMA DEI COSTI ENERGETICI

Nell'Eurozona l'inflazione è principalmente uno shock dei prezzi dovuto ai rincari dell'energia importata causati dal conflitto in Medio Oriente. La Bce può inasprire la politica monetaria in linea con il proprio mandato sull'inflazione, ma l'assenza di fattori trainanti interni rende l'economia più vulnerabile a tassi più elevati. "Lo abbiamo già visto nel 2008 e di nuovo nel 2011" ricorda l'analista, quando la Bce alzò i tassi nel pieno di uno shock delle materie prime. Il Giappone sembra trovarsi nella posizione migliore - diversamente da quanto accaduto negli ultimi 40 anni - perché l'inflazione riflette una reflazione strutturale e la crescita interna. La Bank of Japan può normalizzare i tassi senza porre un freno alla propria economia. Inoltre, sottolinea Graham, tassi più elevati possono accrescere l'attrattiva dello yen, che si trova su un trend strutturalmente ribassista.

EFFETTI SU AZIONI E OBBLIGAZIONI

I tassi più elevati influiscono anche sui valori degli asset. Nel complesso, gli asset rischiosi (credito e azioni) hanno retto bene ai tassi più alti negli ultimi cinque anni, soprattutto perché gli effetti di secondo ordine dell'inflazione sono stati contenuti, e continuiamo a credere in questa narrazione. L'esperto riconosce tuttavia che questo scenario ottimistico incontra crescenti ostacoli con il venire meno dell'eccezionalismo statunitense. Al contempo, i tassi "privi di rischio" non possono più essere considerati tali a causa dell'esplosione del debito pubblico e del persistere di shock dal lato dell'offerta legati a petrolio e dazi. Pertanto, a suo giudizio, l'orientamento di breve termine per tutte le banche centrali sarà quello di procedere a un inasprimento sincronizzato. Tuttavia, nel medio termine gli esiti nelle tre regioni potrebbero essere molto diversi. La Bce potrebbe innalzare i tassi in risposta allo shock energetico, ma senza il cuscinetto economico che vediamo in Giappone o negli Stati Uniti. La Bank of Japan ha ulteriori margini di manovra per alzare i tassi senza incidere sull'economia interna. La Fed, dal canto suo, si confronta con un'economia ad alta pressione, e il tratto a breve della curva dei rendimenti dei Treasury Usa potrebbe restare sensibile a queste pressioni. Pertanto, il premio a termine statunitense è esposto a spinte al rialzo, lasciando presagire una continua cooperazione tra la Fed e il Tesoro per evitare di perdere il controllo sui tassi a più lungo termine.

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