MILANO (MF-NW)--"Tre canali di trasmissione, tre velocità diverse: El Niño influisce non solo sulle materie prime agricole, ma anche sui metalli industriali attraverso tre canali principali: energia, logistica e attività minerarie", dichiara Manuel Maleki, Ph.D. Deputy Director, Economist, United States & Commodities di Edmond de Rothschild. "Quando si parla di El Niño nei mercati delle materie prime, l'attenzione si concentra quasi esclusivamente sull'agricoltura. Questa prospettiva è ormai incompleta".
"Interrompendo contemporaneamente i sistemi energetici, la produzione mineraria e le infrastrutture logistiche, il fenomeno climatico ha il potenziale di alterare l'equilibrio di diversi mercati dei metalli industriali ancor prima che i suoi effetti si riflettano pienamente sui prezzi. Il rischio principale non risiede in un singolo shock, ma nella combinazione di tre canali di trasmissione - energia, produzione mineraria e logistica - ciascuno con un diverso grado di certezza. Distinguere tra ciò che è già osservabile e ciò che rimane dipendente dagli scenari è essenziale per valutare le implicazioni di El Niño sui mercati delle materie prime", prosegue l'esperto.
Secondo l'analista, "l'analisi dei diversi canali di trasmissione porta a una conclusione chiara: non tutti i rischi legati a El Niño presentano lo stesso grado di certezza, né sono incorporati nei prezzi di mercato nella stessa misura. Il rischio energetico è attualmente quello più avanzato".
"Il calo della produzione idroelettrica asiatica è già visibile e le sue implicazioni per la domanda di carbone e Gnl stanno cominciando a emergere. Sebbene i prezzi del gas in Europa riflettano già in parte le tensioni legate al riempimento dei depositi e ai rischi geopolitici, sembrano comunque sottovalutare il ruolo che una maggiore domanda asiatica potrebbe svolgere nella seconda metà dell'anno. Il rischio logistico occupa una posizione intermedia. Le restrizioni al Canale di Panama sono ben documentate e pubblicate in tempo reale, ma il loro impatto economico rimane per ora limitato. I precedenti storici suggeriscono tuttavia che tali vincoli raramente si evolvono in modo lineare", afferma Maleki.
"I costi logistici tendono ad aumentare bruscamente quando si verificano contemporaneamente diverse strozzature", prosegue l'esperto. "Il rischio che grava sui metalli industriali è di natura diversa. È probabilmente quello che trova minore riscontro nei prezzi di mercato - non perché sia insignificante, ma perché rimane difficile da quantificare".
"Gli investitori sanno come valutare un calo della produzione", dichiara l'analista. "Trovano invece molto più difficile attribuire un valore a una serie di interruzioni localizzate che colpiscono, in momenti diversi, le attività estrattive, le reti elettriche, le infrastrutture di trasporto o le catene di approvvigionamento. È proprio in questo divario tra visibilità e probabilità che rischiano di emergere i maggiori errori di valutazione. La vulnerabilità di ciascun metallo dipende dalla concentrazione geografica della sua produzione, dalla sua dipendenza dalle infrastrutture energetiche e dalla flessibilità della sua catena logistica".
Nella visione di Maleki, "la visione tradizionale di El Niño, incentrata principalmente sull'agricoltura, non è più sufficiente. Il 2026 dimostra che il clima è diventato un fattore trasversale che influenza i mercati delle materie prime: incide sui sistemi energetici, sui costi di produzione dei metalli industriali e sulle infrastrutture logistiche".
"La sua unicità risiede principalmente nell'interazione con gli shock geopolitici già in atto: gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandab, le agitazioni nei mercati dello zolfo, la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento e le scorte ridotte di diversi metalli strategici", dichiara l'esperto.
"Il clima non sostituisce la geopolitica come principale fattore trainante del mercato; piuttosto, si sovrappone ai rischi geopolitici esistenti, amplificando le vulnerabilità già presenti. Per gli investitori, la domanda chiave non è quindi più se El Niño influenzerà i mercati delle materie prime, ma quali mercati continuano a trattare un rischio sistemico come se fosse semplicemente una serie di eventi isolati", conclude Maleki.
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2009:18 ott 2026