MILANO (MF-NW)--"Una delle convinzioni più radicate del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, è la sua avversione alla forward guidance. Secondo Warsh, quando i mercati ascoltano la Fed anziché concentrarsi sui dati economici, diventa difficile per la stessa banca centrale comprendere quale sia la valutazione dei mercati sull'economia, ma finisce per sentirsi ripetere ciò che essa stessa ha comunicato agli investitori", dichiara Eric Winograd, Senior Us Economist di AllianceBernstein.
"Il periodo trascorso dall'ultima riunione del Fomc rappresenta un esempio particolarmente significativo di questa dinamica. Credo che se i mercati valutassero le informazioni emerse dall'ultima riunione del Fomc senza tenere conto delle dichiarazioni degli esponenti della Fed, probabilmente staremmo già scontando un rialzo dei tassi a ottobre", afferma l'esperto.
"A settembre, infatti, Warsh e la Fed hanno indicato che il Comitato aveva deciso di aumentare i tassi perché l'inflazione non stava convergendo verso l'obiettivo con sufficiente rapidità. Sebbene sia ancora troppo presto per attendersi che il rialzo di settembre abbia prodotto effetti sull'economia, i dati sull'inflazione relativi allo stesso mese hanno mostrato che l'inflazione non sta accelerando in modo incontrollato, ma anche che la convergenza verso l'obiettivo rimane una prospettiva ancora distante. A ciò si aggiungono i prezzi dell'energia che si collocano sui massimi del ciclo, o in prossimità di essi", spiega l'analista.
"Nel frattempo, si è registrato un significativo deterioramento delle aspettative di inflazione a breve termine. L'indicatore della Federal Reserve di New York relativo alle aspettative di inflazione a un anno ha raggiunto il livello più elevato dell'attuale ciclo, mentre l'indagine dell'Università del Michigan mostra un aumento analogo delle aspettative per i successivi dodici mesi. Questi dati suggeriscono che i consumatori stanno estendendo l'orizzonte temporale dell'aumento dei prezzi considerato inizialmente temporaneo e determinato dalla guerra in Iran", prosegue Winograd.
"Se le famiglie si aspettano che i prezzi rimangano elevati, o addirittura continuino ad aumentare nel corso del prossimo anno, anziché diminuire rapidamente come avevano inizialmente previsto, si tratta di un passaggio importante verso un possibile disancoraggio delle aspettative di inflazione di lungo periodo", continua l'epserto. "Tutti questi elementi depongono a favore di un rialzo dei tassi a ottobre, cosa che ritengo sia coerente con la funzione di reazione descritta dalla banca centrale".
"Eppure, i mercati attribuiscono a questa possibilità una probabilità di appena il 25-30%. La ragione è che alcuni dei principali esponenti del Fomc hanno indicato di ritenere preferibile attendere, pur non escludendo un intervento a ottobre. E' per questo che l'esito della prossima riunione appare sostanzialmente incerto, con probabilità pressoché equivalenti tra un rialzo e una pausa", afferma l'analista.
"La decisione dipenderà interamente da Warsh. Se sosterrà un rialzo dei tassi, avrà probabilmente il sostegno sufficiente per ottenerlo. Se invece preferirà attendere, disporrà dei voti necessari per mantenere invariati i tassi, anche se in questo caso è probabile che emergano diversi dissensi all'interno del Comitato", prosegue Winograd. "Al di là delle considerazioni economiche, esistono anche ragioni tattiche per ritenere che i mercati stiano sottovalutando la probabilità di un rialzo".
"Innanzitutto, se Warsh volesse dimostrare che i mercati dovrebbero ignorare la forward guidance. Un aumento dei tassi dopo che alcuni importanti membri del Comitato hanno suggerito un orientamento diverso rappresenterebbe un segnale forte della minore rilevanza delle dichiarazioni degli esponenti della Fed sotto la presidenza di Warsh", precisa Winograd.
"In secondo luogo, un rialzo dei tassi non incorporato nelle aspettative degli investitori sarebbe un modo efficace per chiarire che è la Fed a guidare le decisioni di politica monetaria, non il mercato, e che è disposta a sorprendere. Questa sarebbe un'ottima occasione per farlo: la prima sorpresa dovrebbe infatti essere di natura restrittiva per essere efficace. Nell'attuale fase del ciclo economico, una Fed colomba rischierebbe di compromettere la credibilità della banca centrale. Una posizione da falco, al contrario, renderebbe evidente la determinazione della Fed nel contrastare l'inflazione", conclude l'esperto.
dfg
gaia.difraia@mfnewswires.it
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2311:59 ott 2026