MILANO (MF-NW)--Stephen Coltman, Head of Macroeconomics di 21shares, non ritiene che le elezioni di metà mandato del 2026 negli Stati Uniti possano, di per sé, modificare in misura significativa lo scenario degli asset digitali. La questione più rilevante non è tanto chi vincerà, quanto piuttosto quali cambiamenti potrebbero derivare dai diversi esiti elettorali e quali elementi rimarranno invariati indipendentemente dal risultato.
Il Digital Asset Market Clarity Act (“Clarity Act”), che avrebbe trasferito la supervisione ordinaria della maggior parte delle attività di negoziazione delle commodity digitali al di fuori del quadro normativo sui titoli finanziari, ha subito una battuta d'arresto il 15 settembre, quando il Senato non è riuscito a raggiungere i voti necessari per chiudere il dibattito parlamentare e procedere con l'iter legislativo. La votazione si è conclusa con 49 voti favorevoli e 50 contrari, molto lontano rispetto alla soglia di 60 necessaria, nonostante i Repubblicani disponessero di 53 seggi. Il provvedimento si è arenato su due questioni non direttamente legate alla tecnologia sottostante: le disposizioni in materia di etica, relative alle partecipazioni personali in criptovalute detenute dai funzionari federali, e le norme sulla remunerazione delle stablecoin, che secondo le banche regionali avrebbero accelerato la fuga dei depositi bancari. Il senatore Tillis ha presentato una mozione per riesaminare il voto, "ma riteniamo che il disegno di legge debba considerarsi sostanzialmente accantonato fino all'insediamento del 120° Congresso, previsto per gennaio 2027", puntualizza l'esperto.
Qualora i Democratici conquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, un eventuale provvedimento conterrebbe probabilmente disposizioni significativamente più stringenti in materia di tutela dei consumatori e obblighi di trasparenza nella finanza decentralizzata e sui conflitti di interesse, comportando ulteriori ritardi nell'approvazione del Clarity Act. Ciò significa che le audizioni di vigilanza parlamentare, le richieste di documentazione e le disposizioni inserite nelle leggi di bilancio per limitare le iniziative della Sec diventerebbero più frequenti e assumerebbero un carattere maggiormente conflittuale. "Non riteniamo, tuttavia, che un semplice cambiamento degli equilibri politici alla Camera o al Senato comporterebbe automaticamente il venir meno degli orientamenti interpretativi e delle esenzioni regolamentari già adottati dalla Sec", afferma Coltman.
"Supponiamo ora che si verifichi lo scenario meno probabile, ovvero il mantenimento del controllo di entrambe le Camere da parte dei Repubblicani", prosegue l'esperto. Questo eliminerebbe gli ostacoli descritti nel paragrafo precedente sul fronte della supervisione parlamentare, ma non andrebbe comunque a modificare la soglia dei 60 voti necessaria al Senato. Una maggioranza repubblicana aumenterebbe piuttosto le probabilità che nel 2027 venga presentato un disegno di legge simile al Clarity Act attuale, dal momento che i negoziatori che a settembre erano arrivati a raccogliere quasi 49 voti manterrebbero i rispettivi incarichi nelle commissioni parlamentari, ma, di nuovo, non sarebbe comunque garantito il superamento delle divergenze sulle disposizioni etiche e sulla remunerazione delle stablecoin, che hanno determinato l'esito negativo della votazione.
Pertanto, indipendentemente dall'esito delle elezioni di metà mandato, Coltman ritiene che la Sec continuerà ad allontanarsi da un modello di regolamentazione basato principalmente sul cosiddetto “regulation by enforcement”, privilegiando invece l'approccio fondato su interpretazioni normative ed esenzioni regolamentari che ha caratterizzato la sua attività nel settore degli asset digitali nell'ultimo anno.
In sintesi, due elementi rimangono chiari in entrambi gli scenari. In primo luogo, la legislazione sulla struttura del mercato degli asset digitali richiede 60 voti al Senato, una soglia che difficilmente uno dei due partiti riuscirà a raggiungere autonomamente dopo novembre. In secondo luogo, il quadro interpretativo e delle esenzioni definito dalla SEec compreso il documento interpretativo pubblicato a marzo che ha riclassificato diversi importanti asset digitali come commodity digitali e non come titoli finanziari, si fonda su poteri già previsti dalla legislazione vigente e non su nuove disposizioni. Di conseguenza, un cambiamento della maggioranza al Congresso non ne comporterebbe automaticamente la revisione, conclude Coltman.
alb
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2910:51 ott 2026