02:56 | 01 apr 2025

SOTTO LA LENTE: dopo tanti giri ora Tim ritorna allo Stato

MILANO (MF-NW)--"Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano", cantava Antonello Venditti. Questa è un po' la parabola della liaison tra Tim (una volta Telecom, prima ancora Sip/Stet) e lo Stato italiano. Azienda Iri doc, viene privatizzata nel 1997 nell'ambito della grande stagione del collocamento di aziende pubbliche, e ora, dopo mille peripezie - con Opa che l'hanno riempita di debito e azionisti italiani e stranieri entrati e usciti in genere con le ossa rotte, torna - almeno indirettamente - nella pancia dello Stato attraverso le Poste che hanno acquistato il 24,8% del capitale diventando azionista di maggioranza relativa. Un'operazione che segue in linea temporale quella dell'estate scorsa che ha portato al passaggio della rete tlc dalla stessa Tim al consorzio guidato da Kkr ma partecipato direttamente dal Mef.

La Telecom di Stato degli anni 80-90 era un esempio di primazia tecnologica con business efficienti in Italia e all'estero (la Tim di Vito Gamberale fu il primo operatore mondiale a lanciare un piano tariffario basato su una carta prepagata su rete Gsm nonché l'inventore degli sms), ma ha finito per pagare a caro prezzo un progetto di privatizzazione mal congegnato che comportò sì l'uscita pressoché totale del Tesoro, un incasso di 26 mila miliardi di lire per lo Stato ma determinò anche la creazione di un nocciolino duro di controllo in cui la Fiat era dominus con poco più del 6% e una governance debole, che nel 1999 spalancò le porte all'Opa da 30 miliardi di euro da parte di Olivetti e dei famosi "capitani coraggiosi" guidati da Roberto Colaninno e Chicco Gnutti che riempì di debito sia l'acquirente sia l'acquisita. Nacque infatti un gruppo in cui Olivetti, con un fatturato da attività proprie pari a 1,3 miliardi e un debito di 16 miliardi, controllava il 51% del gruppo Telecom, che nel 1999 aveva un fatturato di 27,1 miliardi e un debito di 8,1 miliardi.

Dopo due anni, l'esperienza di Colaninno & C si sgretolò, arrivò l'Opa della Pirelli, il tentativo del 2006 di Marco Tronchetti Provera di far entrare Rupert Murdoch nel capitale (operazione che avrebbe riportato in equilibrio le finanze di Telecom ma che venne uccisa dal governo Prodi), il passaggio della gestione a Telefonica con Mediobanca, Intesa, Generali e Benetton e il tentativo di scalata di Vivendi.

Ora si apre una nuova parentesi, apprezzata dagli analisti che vedono significative sinergie tra Poste e Tim. La speranza è che in un mondo tlc in evoluzione e dai margini sempre più ristretti, l'azienda possa tornare a generare valore. L'attuale ceo Pietro Labriola ha messo le basi, occorre potenziare le fondamenta.

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filippo.buraschi@mfnewswires.it

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0114:56 apr 2025