MILANO (MF-NW)--"Rimaniamo positivi sul settore tecnologico, in particolare negli Stati Uniti, dove il comparto contribuisce per circa il 40% agli utili per azione (Eps) dell’S&P500 e presenta stime di crescita per il 2026 di circa il 17%, rispetto al 12% del resto dell’indice" commenta Luca Finà, head of active equity di Generali Asset Management.
Al tempo stesso, sottolinea l’analista, "nel corso del 2026 le società dovranno fornire maggiore chiarezza su alcuni temi critici, come i ritorni sul capitale impiegato, la trasparenza sul 'circular capex' e la sostenibilità della finanziabilità degli investimenti. È presto per affermare se il settore manterrà la leadership per tutto l’anno, ma è ragionevole ritenere – come già accaduto quest’anno – che la selezione delle singole società sarà determinante per la performance, considerando che la dispersione nei ritorni rimarrà significativa". Sullo spettro di una possibile bolla, Finà spiega: "Se confrontiamo le condizioni attuali con quelle della bolla tecnologica del marzo 2000, emergono differenze sostanziali. Prima del crollo, il Nasdaq aveva un multiplo P/E di circa 65x, rispetto ai circa 30x attuali; la performance dei due anni precedenti era stata quasi del 200%, contro circa il 65% odierno; e l’atteggiamento della Federal Reserve in tema di politica monetaria era molto diverso. Pertanto, pur registrando valutazioni elevate, non riteniamo che sussistano le condizioni per definire la situazione attuale una bolla".
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1918:15 gen 2026