MILANO (MF-NW)--La piena creazione di valore per i soci di B.Mps può passare solo attraverso la completa integrazione di Mediobanca. Ne è convinto Giovanni Razzoli, analista del banking per Deutsche Bank che in un report pubblicato oggi fa il punto sul percorso industriale del gruppo senese dopo l’opas su Mediobanca e in vista del nuovo piano industriale atteso entro fine marzo.
La strategia della banca senese è oggi terreno di acceso confronto sia in cda che nei confronti tra l’amministratore delegato Luigi Lovaglio e i grandi soci di Mps. Un confronto che potrebbe compromettere la conferma di Lovaglio nel rinnovo del mandato previsto in primavera.
Nel report Deutsche Bank segnala il rischio di una «divergenza strategica» rispetto allo scenario ritenuto ottimale. Evitare il delisting e ripristinare il flottante di Piazzetta Cuccia rappresenterebbe infatti un errore: la mossa, spiega l’analisi di Razzoli, «sarebbe molto negativa per entrambi i titoli (cioè per Mediobanca e per Mps), sia in termini relativi rispetto a uno scenario di fusione sia, soprattutto, in termini assoluti rispetto allo status quo»
Lo scenario di base delineato da Deutsche Bank resta dunque conservativo: mantenere l’attuale assetto, con Mps che conserva l’86% di Mediobanca senza procedere a una fusione formale. In questo quadro, il gruppo potrebbe comunque realizzare circa 600 milioni di euro di sinergie complessive, di cui 300 milioni sul fronte dei costi.
Pur riconoscendo che l’assenza di un controllo totalitario non è ideale, gli analisti ritengono che la struttura della combinazione industriale - che consente di integrare Mediobanca nel gruppo Mps in modo modulare e senza stravolgimenti operativi – garantisce una buona visibilità sulle sinergie. Il risultato sarebbe un profilo finanziario solido: dividend yield intorno al 10%, Cet1 superiore al 16% e un rote al 14% nel 2027, elementi che potrebbero sostenere una rivalutazione del titolo rispetto ai livelli attuali.
Il vero scenario best case, però, resta per Deutsche Bank quello della piena integrazione. La fusione consentirebbe a Mps di acquisire il 100% di Mediobanca, mantenendola come controllata integralmente posseduta e focalizzata sui business specializzati. Una struttura che renderebbe il gruppo più snello, migliorerebbe l’agilità strategica e avrebbe un impatto positivo sui ratio patrimoniali, stimato in circa 50 punti base. L’eventuale diluizione per gli azionisti potrebbe essere compensata da un programma di buyback, con la possibilità – secondo i calcoli degli analisti – di restituire oltre il 50% della capitalizzazione di mercato di Mps nell’arco di quattro anni.
All’estremo opposto, Deutsche Bank colloca lo scenario peggiore: la riduzione della partecipazione in Mediobanca, ad esempio fino al 67%. Una vera e propria inversione a U strategica che, secondo gli analisti, innescherebbe una pesante reazione negativa del mercato, con l’applicazione di uno sconto da holding sulle valutazioni di Mps. Inoltre, le acquisizioni diventerebbero più costose, la visibilità sulle sinergie si ridurrebbe e l’utile per azione subirebbe una diluizione superiore al 20%, nonostante un possibile miglioramento di circa due punti percentuali del Cet1. È su questo bivio che si gioca ora il futuro industriale di Montepaschi – e, forse, anche quello del suo amministratore delegato.
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2018:12 gen 2026