12:12 | 28 gen 2026

FOCUS: dollaro resta intrappolato in una lotta di forze (AllianceBernstein)

MILANO (MF-NW)--"L'ex Presidente del Fomc, Alan Greenspan, osservò che prevedere i cambi valutari è come lanciare una moneta e il 2025 ha confermato questa intuizione. Lo scorso anno in molti, compresi noi, erano convinti che l'impatto economico dei dazi sarebbe stato di supporto al dollaro. Tuttavia, nei primi mesi dell'anno la valuta ha ceduto circa il 10%. E quando i mercati si stavano già preparando a ulteriore debolezza, il biglietto verde ha nuovamente smentito i pronostici, stabilizzandosi e recuperando terreno", commenta Eric Winograd, Chief Us economist di AllianceBernstein. Questa dinamica conferma la complessità delle previsioni sui cambi, influenzate da fattori strutturali e ciclici. Guardando al 2026, il dollaro resta esposto a forze contrastanti che ne aumenteranno volatilità e oscillazioni direzionali.

FATTORI STRUTTURALI TENGONO IL DOLLARO IN STASI DINAMICA

Dal punto di vista strutturale, ci sono due elementi chiave da considerare. "Il primo sono le valutazioni, con il tasso di cambio effettivo reale del dollaro, che misura il suo potere d'acquisto rispetto alle altre valute, che è ampiamente al di sopra della media storica. I tassi di cambio reali tendono a riportarsi verso la media nel lungo periodo, il che suggerisce una potenziale debolezza futura", spiega l'esperto. Il secondo punto riguarda la diversificazione delle riserve valutari. Le Banche centrali, che attualmente detengono circa il 60% delle riserve globali in dollari, potrebbero accelerare la diversificazione delle proprie riserve, spinte dalla percezione di Stati Uniti meno prevedibili, meno affidabili e meno inclini al rispetto di regole stabili. "I dati suggeriscono, infatti, che tali deflussi dalle riserve in dollari si siano accelerati nel 2025 dopo l'annuncio e l'estensione dei dazi ad aprile. Parallelamente, però, quei medesimi dazi che hanno motivato a ridurre l'esposizione in dollari hanno altresì sostenuto la valuta sul piano economico. Riducendo la competitività delle merci straniere nel mercato statunitense, i dazi hanno di fatto diminuito il deficit commerciale, fattore che generalmente supporta una valuta nazionale", continua Winograd. Inoltre, i dazi hanno generato ricavi doganali record (oltre 200 miliardi di dollari nel 2025), pari a circa lo 0,5-1,0% del Pil complessivo, contribuendo positivamente al bilancio federale. Nonostante un deficit federale ancora elevato, il fatto che non sia aumentato nel 2025 ha fornito ulteriore supporto alla valuta. Infine, l'interesse degli investitori verso il settore AI ha sostenuto i flussi verso l'azionario statunitense nel 2025, contribuendo ulteriormente alla stabilizzazione del dollaro. "Per l'intero secondo semestre del 2025, questi fattori hanno agito in equilibrio, portando il dollaro a mantenersi in posizione piuttosto che a seguire una tendenza marcata al rialzo o al ribasso. Con gli stessi elementi in gioco, ci aspettiamo una dinamica simile nel 2026", puntualizza l'esperto.

PERDITA INDIPENDENZA FED E AI POTREBBERO ROMPERE LO STALLO

L'attuale equilibrio del biglietto verde potrebbe essere incrinato da eventuali shock economici. Il primo punto critico per il sistema sarebbe una perdita dell'indipendenza delle banche centrali. "Le banche centrali prive di indipendenza hanno una lunga e poco gloriosa storia di generazione di inflazione persistente, che eroderebbe il valore di lungo termine delle detenzioni in dollari e costringerebbe i gestori di riserve a spostarsi verso altre valute", spiega l'esperto. Dunque, se la Federal Reserve diventasse soggetta a supervisione politica o il prossimo presidente fosse percepito come non indipendente la diversificazione valutaria subirebbe un'accelerazione significativa. Dall'altro lato della medaglia, "se l'intelligenza artificiale dovesse aumentare la produttività nel breve periodo, ciò potrebbe portare a un'accelerazione economica in grado di generare maggiori afflussi di capitali e di spingere nuovamente verso l'alto il valore del dollaro", conclude Winograd.

cba


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