MILANO (MF-NW)--"Gli sviluppi geopolitici dall'inizio del 2026 vanno letti nel contesto dell'approccio statunitense alla politica estera delineato nel documento di National Security Strategy pubblicato lo scorso novembre. L'intervento in Venezuela è coerente con l'obiettivo di rafforzare l'influenza statunitense nell'emisfero occidentale; l'accesso ai giacimenti minerari della Groenlandia si inserisce nel quadro della sicurezza economica; mentre i rischi impliciti per il futuro della Nato e l'uscita da altre organizzazioni internazionali possono essere interpretati come coerenti con i principi di Primacy of Nations e Sovereignty and Respect", commenta Chris Iggo, Chief Investment Officer Axa Im. Dal punto di vista degli investitori, le crescenti tensioni geopolitiche influenzeranno il sentiment e la volatilità dei mercati; ma non si possono escludere implicazioni più profonde e durature.
POSSIBILE RIDUZIONE DEI PREZZI DEL PETROLIO
I mercati petroliferi potrebbero risentire sia delle ambizioni geopolitiche statunitensi sia di un possibile cambiamento politico in Iran, con effetti significativi sull'offerta globale di greggio. "Uno degli esiti possibili potrebbe essere una riduzione dei prezzi del petrolio. Da qui discendono implicazioni rilevanti per inflazione e tassi di interesse, saldi commerciali, entrate fiscali dei Paesi produttori e per la competitività relativa delle fonti energetiche rinnovabili rispetto a quelle fossili. Nel breve termine, gli eventi in Iran potrebbero invece provocare un aumento improvviso dei prezzi del petrolio, con effetti a catena su altri mercati", spiega l'esperto.
CINA AUMNETA UTILIZZO RENMINBI PER PAGAMENTI INTERNAZIONALI
Per quanto riguarda il quadro valutario, negli ultimi anni la quotazione del petrolio e di altre materie prime in dollari ha garantito una massiccia disponibilità della valuta statunitense a livello globale. "I dollari venivano poi reinvestiti in Treasury e in altri asset, consentendo agli Stati Uniti di finanziare il disavanzo delle partite correnti, frutto di elevati livelli di consumo e di spesa pubblica, in particolare per la difesa. Il libro Smart Money di Brunello Rosa descrive come la principale minaccia al dollaro derivi dall'espansione globale della Cina. Attraverso iniziative come la Belt and Road Initiative e lo sviluppo della valuta digitale della banca centrale di Pechino (Central Bank Digital Currency, o Cbdc), la Cina sta gradualmente aumentando l'utilizzo del renminbi nei pagamenti internazionali legati al commercio. Il controllo delle catene di approvvigionamento globali e delle materie prime va di pari passo con l'egemonia monetaria globale", prosegue Iggo.
STATUS DOLLARO COME RISERVA GLOBALE NON ANCORA COMPROMESSO
Lo status del dollaro come valuta di riserva globale non risulta ancora compromesso. Tuttavia, l'aumento dell'uso delle Cbdc, in un contesto di equilibrio di potere globale sempre più bipolare, rappresenta un rischio. "Avere influenza su una quota crescente dell'offerta globale di petrolio costituisce un parziale antidoto, così come il mantenimento di relazioni strategiche con i principali Paesi produttori, in particolare l'Arabia Saudita", continua l'esperto. "Il deterioramento della posizione fiscale degli Stati Uniti, la potenziale influenza politica sulla politica monetaria e la possibilità che gli investitori globali riducano l'esposizione al dollaro nei portafogli internazionali in risposta all'incertezza politica e normativa sono fattori da non sottovalutare", spiega Iggo. Per gli Stati Uniti, la minaccia principale resta l'aumento dei costi di finanziamento dei cosiddetti twin deficits. Rendimenti dei Treasury più elevati rappresenterebbero infatti una cattiva notizia per un mercato azionario che già oggi tratta su valutazioni molto elevate.
SETTORE AI COME MAGGIOR FRONTE DI COMPETIZIONE TRA CINA E USA
Il fronte di competizione più evidente tra Stati Uniti e Cina resta il settore tecnologico. "La National Security Strategy sottolinea l'importanza di garantire l'accesso a catene di approvvigionamento e minerali critici, perseguire il dominio energetico, rafforzare l'industria della difesa e preservare la leadership del settore finanziario statunitense", continua Iggo. Il questo contesto, i prezzi delle materie prime sono in aumento, poiché il controllo delle catene di fornitura è diventato una priorità per le grandi potenze. Oltre ai metalli preziosi, i prezzi di rame e alluminio sono cresciuti in modo significativo nell'ultimo anno. Garantirsi l'accesso alle terre rare e ai componenti tecnologici critici, in particolare ai semiconduttori, è centrale per il predominio economico globale. In questo contesto, conclude l'esperto, "il futuro status di Taiwan resta una variabile geopolitica chiave per i mercati finanziari".
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2813:30 gen 2026