07:12 | 20 feb 2026

FOCUS: Petrolio; crisi Iran-Usa, tre scenari sul prezzo del greggio (Ig italia)

MILANO (MF-NW)--Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate al centro del mercato energetico e i prezzi del petrolio stanno incorporando un premio al rischio geopolitico. Nelle ultime sedute, il greggio ha reagito con forza alle notizie sull'escalation tra Washington e Teheran, con il mercato che monitora sia i segnali diplomatici sia i possibili sviluppi militari. "Di seguito proponiamo tre possibili scenari di mercato, utili per ragionare in termini di probabilità e gestione del rischio", commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di Ig Italia.

SCENARIO 1: ACCORDO DIPLOMATICO TRA USA E IRAN E DISCESA PREZZI

Se Stati Uniti e Iran dovessero sottoscrivere un accordo geopolitico credibile, il premio incorporato nel petrolio potrebbe ridursi rapidamente. "In questo caso il mercato tornerebbe a concentrarsi maggiormente sui fondamentali con un probabile raffreddamento delle quotazioni dopo la fase di tensione", dichiara l'esperto. Per il petrolio (Wti e Brent) è attesa una flessione compresa tra il 5% e il 10%, favorita dallo scarico del premio geopolitico e dalle prese di profitto. I movimenti potrebbero risultare rapidi, soprattutto se il mercato era fortemente posizionato al rialzo.

SCENARIO 2: ATTACCO LIMITATO O DIMOSTRATIVO PER INTIMIDIRE TEHERAN

In uno scenario intermedio, gli Stati Uniti potrebbero condurre un'azione militare contenuta: un attacco mirato, simbolico o circoscritto, con finalità più deterrente che distruttiva, volto a spingere l'Iran verso una trattativa. "In questo contesto il petrolio potrebbe reagire con un rialzo iniziale (spike), seguito da una fase di assestamento se il mercato conclude che non si sta andando verso un conflitto regionale esteso", spiega Diodovich. In questo contesto, "la variabile chiave sarebbe la risposta iraniana. Se contenuta, il mercato potrebbe riassorbire parte del movimento; se invece più aggressiva, per esempio, con minacce sulle rotte marittime o azioni indirette, la volatilità sul greggio resterebbe elevata", prosegue l'esperto. La possibile reazione del petrolio potrebbe tradursi in un rialzo compreso tra il +2% e il +6%. "L'andamento atteso è di un incremento moderato o di una volatilità laterale-rialzista, con il prezzo particolarmente sensibile ai dettagli della risposta iraniana e alla narrativa di mercato", dichiara Diodovich.

SCENARIO 3: ATTACCO MASSICCIO E POSSIBILE INTERRUZIONE OFFERTA

Il terzo scenario, il più estremo e con il maggiore impatto sul petrolio, è quello di un attacco massiccio, di un conflitto su larga scala o di un rischio concreto di interruzioni nello Stretto di Hormuz. "Il greggio potrebbe reagire con un salto di prezzo importante, perché il mercato inizierebbe a prezzare non solo il rischio geopolitico ma una vera e propria dislocazione dell'offerta", continua l'esperto. "Il motivo è strutturale: Hormuz è un passaggio chiave per il petrolio globale e le alternative logistiche sono limitate o più costose. L'Eia sottolinea che il blocco o la limitazione del transito in un chokepoint di questo tipo può creare ritardi significativi e aumentare i costi di trasporto; Reuters segnala che il mercato sta monitorando proprio questo canale come principale driver del rischio", spiega Diodovich. In uno scenario di forte escalation non sarebbe soltanto il petrolio a reagire. L'aumento delle tensioni si tradurrebbe in un'impennata della volatilità anche su oro, valute rifugio e principali indici azionari, con movimenti potenzialmente molto rapidi e bruschi al susseguirsi delle notizie. Per quanto riguarda il greggio, la reazione potrebbe essere significativa, con un rialzo stimato in un range compreso tra il +5% e il +15%. "L'incremento sarebbe alimentato dai timori legati all'offerta e alla sicurezza delle rotte energetiche, con un ampliamento della volatilità intraday e un concreto rischio di gap di prezzo in presenza di nuove headline o sviluppi improvvisi della crisi", conclude l'esperto.

cba


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