03:10 | 05 mar 2026

FOCUS: drone iraniano Shahed, il 'missile da crociera dei poveri' che sfida le difese occidentali (Cnbc)

MILANO (MF-NW)--In seguito agli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran, gli alleati di Washington nel Golfo Persico stanno tornando a sentire un suono che i soldati ucraini conoscono fin troppo bene: il ronzio inquietante del drone "kamikaze" Shahed-136. Sviluppato in Iran, lo Shahed è ormai diventato un elemento centrale della guerra moderna. Il partner strategico di Teheran, la Russia, ha già fatto largo uso di questa tecnologia durante la sua invasione pluriennale dell’Ucraina.

Oggi questi droni - il più avanzato dei quali è lo Shahed-136 a lungo raggio - sono al centro anche della strategia di ritorsione dell’Iran contro gli Stati Uniti e i loro alleati regionali. Secondo diverse stime, migliaia di esemplari sono già stati lanciati. A prima vista, lo Shahed non sembra particolarmente sofisticato rispetto alle armi più avanzate. Per questo alcuni analisti lo definiscono "il missile da crociera dei poveri".

Nonostante ciò, il sistema si è dimostrato efficace. Sebbene molti dei droni in arrivo siano stati intercettati grazie ai sistemi di difesa forniti dagli Stati Uniti - come i missili Patriot - una parte di essi è comunque riuscita a raggiungere i propri obiettivi.

Secondo gli analisti, il vero segreto della loro efficacia risiede nei numeri. Gli Shahed sono relativamente economici e facili da produrre in massa, soprattutto se confrontati con i sofisticati sistemi necessari per abbatterli. Queste caratteristiche li rendono ideali per saturare le difese aeree: ogni drone intercettato implica l’utilizzo di un sistema difensivo molto più costoso.

"Lo Shahed-136, insieme ad altri sistemi aerei senza pilota, ha permesso a stati come Russia e Iran di imporre costi sproporzionati ai loro avversari con investimenti relativamente bassi" spiega Patrycja Bazylczyk, analista del Missile Defense Project presso il Center for Strategic and International Studies di Washington.

"Costringono gli avversari a utilizzare intercettori molto costosi contro droni economici, proiettano potenza militare e generano al tempo stesso un costante peso psicologico sulle popolazioni civili".

Rispetto ai missili balistici, i droni volano bassi e lenti, trasportano un carico utile relativamente modesto e sono limitati a obiettivi per lo più fissi, ha affermato alla Cnbc Behnam Ben Taleblu, direttore senior del programma Iran presso la Foundation for Defense of Democracies.

Le stime pubbliche suggeriscono che i droni Shahed possono costare tra i 20.000 e i 50.000 dollari ciascuno. I missili balistici e da crociera, al contrario, possono costare milioni di dollari ciascuno.

In questo senso, lo Shahed e i droni della stessa categoria “funzionano sostanzialmente come missili da crociera per i poveri”, offrendo un modo relativamente economico per colpire e molestare gli avversari, ha affermato Taleblu.

Questa forte asimmetria nei costi rappresenta un problema serio per i nemici dell’Iran. I sistemi di difesa aerea dispongono infatti di un numero limitato di missili intercettori, e ogni bersaglio abbattuto comporta l’impiego di una risorsa estremamente preziosa.

In un conflitto di logoramento, spiegano gli analisti, Teheran potrebbe quindi utilizzare i droni per consumare e indebolire le difese aeree avversarie, esponendole successivamente ad attacchi più devastanti.

"La logica è impiegare i droni il prima possibile, preservando invece i missili balistici per una fase più avanzata del conflitto" ha spiegato Bazylczyk del Csis.

Secondo l’analista, la capacità dell’Iran di sostenere nel tempo un uso massiccio di droni dipenderà da diversi fattori: dalle scorte disponibili, dalla capacità di proteggere o ripristinare le proprie catene di approvvigionamento e dall’efficacia con cui Stati Uniti e Israele riusciranno eventualmente a interrompere il flusso di componenti o colpire i siti di produzione.

edl


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