02:49 | 17 mar 2026

FOCUS: sviluppo guerra Iran dipenderà da 3 fattori chiave (Unicredit)

MILANO (MF-NW)--Per gli strategist di Unicredit lo sviluppo del conflitto in Iran probabilmente dipenderà da tre fattori chiave:

1) LA FORZA DELLE FORZE MILITARI IRANIANE

Israele e gli stati del Golfo hanno segnalato un calo negli attacchi con droni e missili. Ciò presumibilmente riflette una capacità d’attacco iraniana più debole, dopo che oltre 6.000 obiettivi iraniani sono stati colpiti dal 28 febbraio, ma potrebbe anche indicare una decisione strategica di preservare le armi finché gli Stati Uniti e i loro alleati non esauriranno i loro intercettori. Gli attacchi di rappresaglia seguiti agli attacchi aerei su Kharg Island mostrano che l’Iran non ha esaurito completamente il proprio potere di fuoco. Con le sue ondate di saturazione contro gli stati del Golfo, l’Iran rende molto costosa la loro difesa. Il regime sfrutta i costi asimmetrici della guerra: mentre i droni Shahed 136 costano 20.000 dollari ciascuno, gli intercettori Patriot statunitensi costano diversi milioni di dollari l’uno.

2) IL COINVOLGIMENTO DIRETTO DI ALTRI PAESI

Il potenziale militare dell’Iran è supportato anche da Russia e Cina, che secondo quanto riportato stanno fornendo missili. Tuttavia, è improbabile che uno dei due Paesi intervenga direttamente e entrambi probabilmente preferiscono un cessate il fuoco, anche se Mosca trae vantaggio dall’allentamento delle sanzioni sul petrolio e dall’aumento dei prezzi. Lo stesso vale per i Paesi occidentali, che spingono per una risoluzione diplomatica del conflitto nonostante le pressioni dell’amministrazione statunitense. In questo contesto, il presidente statunitense Donald Trump, che ha chiesto agli alleati di riaprire lo Stretto di Hormuz, potrebbe fare pressione sugli alleati evidenziando i rischi per l’approvvigionamento energetico, il terrorismo legato all’Iran e le interruzioni commerciali. La Cina, da cui Teheran dipende fortemente dal punto di vista economico, è l’unico Paese con leva sufficiente per spingere il regime iraniano a riaprire lo stretto.

3) LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA IN IRAN

Questa non sembra favorevole agli obiettivi di Stati Uniti e Israele. Nonostante il crescente malcontento interno, la guerra potrebbe paradossalmente consolidare l’unità nazionale. La nomina di Mojtaba Khamenei a Leader Supremo evidenzia che né cambiamenti nella leadership né nel regime possono essere facilmente realizzati. Inoltre, mette in luce la forza del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), che è riuscito a superare il ruolo del clero nella proposta del successore. Nelle ultime settimane, gli attacchi con droni sono stati in gran parte responsabilità dell’Irgc, dai quali il ministro degli esteri iraniano ha preso le distanze. La salute di Mojtaba Khamenei è sconosciuta: fonti israeliane e statunitensi hanno indicato che potrebbe essere stato ferito o addirittura ucciso nei recenti attacchi aerei, sebbene i media iraniani abbiano smentito queste notizie. Per Trump, la decisione difficile è se porre rapidamente fine alla guerra convivendo con un regime ferito e ostile, o continuare fino al crollo del regime, scenario che potrebbe portare a un conflitto molto lungo.

alb

alberto.chimenti@mfnewswires.it


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