MILANO (MF-NW)--Pgim prevede che Stati Uniti e Iran possano arrivare a un cessate il fuoco "di facciata", sufficiente a favorire un parziale rientro dei prezzi del petrolio e a consentire alle Banche centrali di escludere rialzi dei tassi d’interesse. La società stima inoltre un’accelerazione significativa della crescita del Pil negli Stati Uniti, a fronte di un’espansione più moderata nell’Eurozona, commentano Daleep Singh e Guillermo Felices, economisti di Pgim.
SCENARIO AVVERSO VEDE USA ATTACCARE CENTRALI ELETTRICHE IRAN
Lo scenario avverso vede l'amministrazione statunitense aumentare la pressione sul regime iraniano, attraverso attacchi alle centrali elettriche. "Il ventaglio operativo in questo scenario è ampio, e il vero vincolo è la tolleranza al rischio. Ciò accentua il rischio di coda verso uno scenario potenziale caratterizzato da un ciclo prolungato di intensificazione", spiegano gli esperti. In questo contesto, le Banche centrali sarebbero spinte a effettuare rialzi dei tassi penalizzanti per la crescita, in presenza di aspettative di inflazione disancorate, mentre la crescita economica ristagna o arretra nelle diverse economie e il contesto di mercato vira in modo inequivocabile verso il "risk-off", proseguono gli economisti.
PIÙ PROBABILE CESSATE IL FUOCO "DI FACCIATA"
Nello scenario meno avverso, entrambe le parti concorderanno un cessate il fuoco "di facciata". La risoluzione delle questioni più spinose, tra cui il programma nucleare iraniano, l’arsenale missilistico e il controllo operativo dello Stretto di Hormuz, verrà rinviata e il conflitto aperto si trasformerà in conflitto congelato. In questo scenario, "lo Stretto viene in gran parte riaperto e gli Stati Uniti stabiliscono una presenza permanente nel Golfo sufficiente a garantire la sottoscrizione di polizze assicurative. I prezzi del petrolio rientrano parzialmente e i rialzi dei tassi nei paesi consumatori di petrolio vengono generalmente esclusi", spiegano gli esperti. "Lo stimolo fiscale sostiene la crescita, in particolare negli Stati Uniti, alimentando al contempo pressioni inflazionistiche al rialzo. Le curve dei tassi restano più ripide per i rischi di surriscaldamento, che rappresenta il nostro scenario modale per l’economia statunitense, come spieghiamo di seguito. Gli asset rischiosi registrano inizialmente un rally di sollievo prima di muoversi lateralmente", continuano gli economisti. Alla luce delle aree di interesse convergente tra Stati Uniti e Iran, "riteniamo più probabile l'esito meno avverso", dichiarano gli esperti.
PGIM VEDE CRESCITA PIL USA ACCELERARE OLTRE TREND
"Tutto ciò confluisce nel nostro scenario di base di surriscaldamento (probabilità del 40%) per l’economia Usa nei prossimi 12 mesi", commentano gli economisti. Questo scenario presuppone che la crescita reale del Pil acceleri in modo significativo sopra il trend, trainata dagli investimenti legati all’AI, da una fascia alta dei consumatori solida e, soprattutto, da un doppio stimolo. "Presuppone inoltre che l’indebolimento del mercato del lavoro e la prospettiva di un boom della produttività offrano alla Fed margine per ridurre i tassi di riferimento al 3,00-3,25%", spiegano gli analisti. Allo stesso tempo, "ci aspettiamo che la politica fiscale rimanga espansiva lungo l’orizzonte di previsione. Riteniamo che lo shock iraniano manterrà il prezzo del greggio e delle altre fonti energetiche correlate su livelli elevati per diversi mesi, prima di una parziale normalizzazione nella seconda metà dell’anno in linea con la curva dei futures sul Brent", continuano gli esperti. "A nostro avviso, lo shock energetico intacca, ma non compromette, la robusta crescita nominale che sostiene il nostro scenario di base. Si ipotizza che l’inflazione salga al 3,5% nel secondo trimestre per poi scendere gradualmente verso il 3,0% nel primo trimestre del 2027", riportano gli economisti.
BCE PORTERÀ TASSO SUI DEPOSITI AL 2,5%
Nell'Eurozona, lo scenario base vede una crescita contenuta, con una probabilità del 40% di un aumento del Pil dell'1,2% per il 2026. "Prevediamo che la crescita raggiunga un livello minimo grazie alle misure di sostegno fiscale già varate in Germania, Italia e Francia. L'inflazione dovrebbe raggiungere un picco intorno al 3,5% a metà del 2026, per poi scendere al 3,0% entro la fine dell'anno e successivamente al 2%, man mano che l'impatto dei rialzi dei prezzi dell'energia viene escluso dal calcolo anno su anno", proseguono gli esperti. Di conseguenza, la Banca centrale aumenterà i tassi a giugno e a settembre, portando il tasso di riferimento sui depositi al 2,5%. "Il nostro scenario di base per la Cina è anch’esso di muddle through, una crescita moderata ma sostenuta, con una probabilità del 60%. In questo scenario, la Cina persegue un mix di politiche industriali guidate dall’AI con interventi sostanziali a sostegno della domanda interna", concludono gli economisti.
cba
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2114:00 apr 2026