MILANO (MF-NW)--Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz mettono sotto pressione le economie asiatiche e dell’Eurozona, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Gli Stati Uniti continuano invece a crescere a un ritmo superiore al trend di lungo periodo, sostenuti da una politica fiscale espansiva e dagli investimenti in AI. Restano però elevati i rischi di un’accelerazione dell’inflazione, commenta Philipp E. Bärtschi, Chief Investment Officer di J. Safra Sarasin.
ECONOMIA USA RESTA SOSTENUTA DA INVESTIMENTI IN AI
L'economia Usa resta solida e cresce al di sopra del trend di lungo periodo, supportata da una politica fiscale espansiva e dagli ingenti investimenti in AI. Inoltre, grazie all'autosufficienza energetica del Paese, l'impatto dell'aumento dei prezzi sulla crescita non dovrebbe gravare eccessivamente sull'attività economica. "L'impatto sull'inflazione, tuttavia, è più marcato. Il mercato del lavoro si sta raffreddando, ma rimane resiliente. Ciò lascia alla Federal Reserve poco margine per un allentamento. Prevediamo che la Fed mantenga i tassi di interesse invariati quest'anno", dichiara l'esperto.
BCE AUMENTERÀ TASSI A GIUGNO
L'Eurozona resta invece più vulnerabile allo shock, data la sua dipendenza dalle importazioni di energia e il peso maggiore dei settori ad alta intensità energetica. Il pacchetto di stimoli economici della Germania continuerà a sostenere la domanda, ma i prezzi più elevati di gas e petrolio rappresentano un rischio significativo per la ripresa e stanno già pesando sugli indicatori di sentiment. "Per l'anno in corso, prevediamo che la crescita nell'area dell'euro rallenti allo 0,8% e che l'inflazione salga al 2,8%. Prevediamo che la Bce aumenterà i tassi di interesse a giugno e settembre per garantire che le aspettative di inflazione rimangano ben ancorate", prosegue Bärtschi. "In Svizzera, un aumento dei tassi da parte della Bns è improbabile, poiché il franco rimane forte, l'energia ha un peso minore nell'indice dei prezzi al consumo e l'inflazione sta aumentando partendo da una base bassa. L'economia britannica appare più fragile, con una crescita debole, un'elevata dipendenza energetica e un sostegno politico limitato. Pertanto, prevediamo che la Banca d'Inghilterra aumenti i tassi d'interesse solo una volta nel 2026", spiega l'esperto.
CHIUSURA HORMUZ METTE IN CRISI IL GIAPPONE
La chiusura dello Stretto di Hormuz colpisce in modo sproporzionato l'Asia, poichè molte delle sue economie dipendono fortemente dalle importazioni dal Medio Oriente. "Il Giappone continua ad affrontare una combinazione difficile di politica fiscale espansiva, inflazione in aumento e costi di importazione più elevati. Ciononostante, prevediamo che la Banca del Giappone aumenti il tasso d'interesse di riferimento due volte quest'anno", dichiara Bärtschi. La Cina si trova in una posizione migliore rispetto alla maggior parte degli importatori di petrolio. "Sebbene sia il maggiore importatore mondiale di greggio, ciò rappresenta solo circa un quinto del consumo energetico totale del Paese", continua l'esperto. Inoltre, "la regolamentazione dei prezzi al dettaglio dei carburanti limita l'impatto sull'inflazione dei prezzi al consumo. Le esportazioni, in particolare di beni legati alle tecnologie green, rimangono solide, mentre i nuovi progetti di investimento dovrebbero sostenere la domanda interna. Continuiamo a prevedere che l'economia cinese crescerà del 4,5% nel 2026, accompagnata da un'inflazione dei prezzi al consumo dell'1,4%", conclude Bärtschi.
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1510:12 mag 2026