MILANO (MF-NW)--La guerra in Iran rischia di produrre uno shock stagflazionistico legato all'aumento dei prezzi energetici. In questo quadro, se i prezzi del petrolio dovessero restare elevati, la Bce potrebbe essere costretta a effettuare più rialzi di quanto scontato dal mercato. "Nel loro scenario avverso, con prezzi dell'energia più elevati e inflazione che punta al 4%, la Bce si troverebbe costretta a considerare sino a 4 rialzi per tenere ferme le aspettative di inflazione nel medio termine", commenta Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management.
SHOCK MENO INTENSO RISPETTO A 2022
Lo shock legato al conflitto in Medio Oriente avrà effetti persistenti sull'economia globale. Lo scenario macro appare oggi più debole rispetto all'inizio dell'anno, con crescita del Pil più contenuta, inflazione più elevata e banche centrali più restrittive. "Resta da verificare se l'economia globale riuscirà a mantenere una buona resilienza, sostenuta fattori strutturali come gli investimenti in intelligenza artificiale e nella difesa, oppure se prevarranno rischi di rallentamento più marcati", osserva l'esperto. La guerra in Iran rischia di produrre uno shock stagflattivo legati ai prezzi energetici elevati. Tuttavia, "rispetto allo shock del 2022, l'impatto dovrebbe risultare più contenuto grazie a condizioni iniziali più favorevoli e a una maggiore resilienza della domanda. Resta comunque il rischio che flussi limitati di materie prime dall'area del golfo e prezzi persistentemente elevati possano amplificare le pressioni inflazionistiche e deprimere la crescita in misura più che proporzionale", prosegue Valle.
GENERALI VEDE CRESCITA USA AL 2,1% IN 2026
Negli Stati Uniti, "la nostra stima di crescita attesa per il 2026 si attesta intorno al 2.1%, ma i dati più recenti segnalano un quadro meno solido rispetto alle attese", dichiara l'esperto. "Dopo l'accelerazione dell'inflazione osservata nei mesi precedenti, il livello dei prezzi è destinato a rimanere elevato, mentre il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di tenuta. In questo contesto, la Fed appare orientata a mantenere i tassi invariati nel breve e potrebbe considerare la possibilità di un rialzo verso la fine dell'anno o l'inizio del prossimo. L'insediamento del nuovo presidente Warsh potrebbe però favorire, nel tempo, un orientamento leggermente più accomodante", continua Valle.
BCE VIGILA SU INFLAZIONE, FINO A 4 RIALZI NELLO SCENARIO AVVERSO
Nell'area euro, il quadro macroeconomico è in progressivo rallentamento: gli indici Pmi indicano chiare aspettative di un rallentamento della crescita nel secondo trimestre. "L'inflazione, uscita in aprile al 3%, dovrebbe consolidarsi su questi livelli anche nei mesi successivi se il prezzo del petrolio si stabilizzerà intorno i 100 dollari. In questo caso la Bce si muoverebbe all'interno dello scenario base che hanno delineato, che implica la possibilità di fare sino a due rialzi nel corso dell'anno", osserva l'esperto. "Nel loro scenario avverso, con prezzi dell'energia più elevati e inflazione che punta al 4%, la Bce si troverebbe costretta a considerare sino a 4 rialzi per tenere ferme le aspettative di inflazione nel medio termine. Al momento le attese sono per un paio di rialzi nel corso dell'estate", spiega Valle.
MANTENERE POSIZIONE NEUTRALE SU BUND
Nel complesso, "sul reddito fisso l'impostazione resta prudente e neutrale, alla luce dei rischi geopolitici e inflattivi ancora elevati, in particolare legati ai prezzi del petrolio e ai flussi energetici globali. I rendimenti dei Treasury hanno toccato a inizio maggio i massimi relativi degli ultimi mesi, ma siamo ancora poco confidenti nell'aumentare l'esposizione al rischio tasso, dato il contesto incerto sia dal punto di vista geopolitico che di quello macroeconomico", commenta l'esperto. Nell'Eurozona, esiste il rischio che la Bce sia costretta a effettuare più rialzi di quanto scontato dal mercato se i prezzi del petrolio dovessero restare elevati, nonostante i crescenti rischi recessivi. "Ciò rende prematuro assumere una visione costruttiva sulla duration. La raccomandazione è quindi di mantenere una posizione neutrale sui Bund, evidenziando i rischi legati all'inflazione, all'aumento dei deficit e alle maggiori emissioni di debito, pur riconoscendo che livelli di rendimento sopra al 3% potrebbero rappresentare una soglia da monitorare per valutare un'esposizione più costruttiva", prosegue Valle. Gli spread italiani restano relativamente compressi, "ma l'Italia, come Francia e Germania, non è immune a pressioni fiscali crescenti legate ai sussidi energetici e al rallentamento della crescita economica", puntualizza l'esperto. Lo spread dei Btp potrebbe continuare a muoversi nel range osservato nelle ultime settimane anche se c'è il rischio che un rallentamento macro possa penalizzare i titoli italiani.
SETTORE DEL CREDITO MOSTRA SENTIMENT STABILE
"Il settore del credito mostra un sentiment più stabile e tutto sommato ancora positivo ed è più attento alla crescita economica. Nell'ambito dei titoli Investment Grade gli spread compressi e il limitato potenziale di rialzo suggeriscono che avremo di fronte un contesto di maggiore dispersione dei rendimenti piuttosto che un rally generalizzato", continua Valle. "Dopo i rialzi della parte a breve della curva, sostenuta per le attese di rialzi dei tassi officiali, le opportunità migliori, in termini di rischio rendimento, sembrano essere sulla parte corta della curva di credito, mentre le aree dove gli spread si sono ricompressi - come Tier 2 bancari e strumenti ibridi - giustificano una riduzione dell'esposizione", prosegue l'esperto. In sintesi, "con il rischio di crescita ancora sottovalutato, è preferibile un approccio selettivo e difensivo, puntando sulle scadenze medio brevi e sulla diversificazione", conclude Valle.
cba
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
2510:58 mag 2026