01:29 | 26 mag 2026

FOCUS: margini sotto pressione in Ue, pricing power ancora forte negli Usa (AcomeA Sgr)

MILANO (MF-NW)--I Pmi di maggio offrono segnali rilevanti sulle dinamiche inflazionistiche. In Europa, i prezzi degli input stanno accelerando, mentre le imprese europee stanno progressivamente perdendo potere di determinazione dei prezzi. Negli Stati Uniti, invece, l’economia rimane in espansione e le società conservano ancora un significativo potere di pricing, commenta Martina Daga, Macro Economist di AcomeA Sgr.

PMI FORNISCONO SEGNALI SULLE DINAMICHE INFLAZIONISTICHE

I Pmi di maggio 2026, elaborati da S&P Global e considerati tra i principali indicatori anticipatori del ciclo economico, forniscono un segnale rilevante sulle dinamiche inflazionistiche nelle principali economie avanzate. "Confrontando l'andamento dei prezzi degli input, i costi che le imprese sostengono per produrre beni e servizi, con quello dei prezzi di output, i prezzi che le imprese applicano ai propri clienti, è possibile leggere la capacità o la volontà delle imprese di trasferire a valle i propri rincari, e quindi la pressione inflazionistica in arrivo sul consumatore finale", spiega l'esperta. Quando il gap tra i due si allarga e i costi salgono più velocemente dei prezzi di vendita, significa che le imprese stanno assorbendo internamente una parte degli shock, con conseguente compressione dei margini. "Quando invece i prezzi di output tengono il passo o addirittura accelerano più degli input, le imprese stanno proteggendo i propri margini scaricando i rincari sui consumatori, alimentando l'inflazione", dichiara Daga.

IMPRESE EUROPEE STANNO PERDENDO IL POTERE DI FISSARE I PREZZI

Il quadro che emerge dai dati di maggio è profondamente differenziato tra le diverse aree geografiche. "Nell'Eurozona gli input prices accelerano per il settimo mese consecutivo, toccando il livello più elevato da tre anni e mezzo, ma l'inflazione dei prezzi di vendita mostra solo un incremento marginale rispetto ad aprile. In Germania è addirittura rallentata", riporta l'esperta. "In un contesto di PMI composite a 47.5 e di seconda contrazione consecutiva dell'attività, le imprese europee stanno progressivamente perdendo il potere di fissare i prezzi: i costi aumentano, la domanda cede, e il gap si allarga a sfavore dei margini aziendali", spiega Daga. Nel Regno Unito sia i costi degli input che i prezzi di vendita rimangono elevati e in crescita, ma entrambi mostrano una marginale decelerazione rispetto ai picchi di aprile.

GLI USA PRESENTANO UN PROFILO DIVERSO

"Il manifatturiero regge il passo sul fronte del pass-through, con i prezzi di fabbrica al massimo da luglio 2022, trainati dai rincari energetici e delle materie prime legati al conflitto in Medio Oriente", prosegue l'esperta. "Gli Stati Uniti presentano invece un profilo diverso: l'economia rimane in espansione e le imprese conservano ancora un significativo potere di prezzo", commenta Daga. "Se nel manifatturiero la dinamica è quella di un pass-through aggressivo degli shock da supply chain, è nel settore dei servizi che si annida il segnale più rilevante per le prospettive inflazionistiche: i prezzi di vendita nei servizi hanno accelerato al massimo da dieci mesi crescendo più rapidamente degli stessi input costs", continua l'esperta.

CRESCITA PREZZI ALIMENTATA DALLA DOMANDA INTERNA

Il settore dei servizi, per sua natura, è generalmente meno esposto ai costi delle materie prime e alle interruzioni logistiche: il principale fattore produttivo è infatti il lavoro. "Quando i prezzi di output nei servizi accelerano al massimo da dieci mesi in un'economia che cresce ancora, il messaggio è che ci troviamo di fronte a un'inflazione alimentata dalla forza della domanda interna, indipendentemente da tariffe o pressioni sulla supply chain", spiega Daga. "Questa distinzione è cruciale per la Fed. Le pressioni inflazionistiche da tariffe o costi di importazione sono per natura temporanee e tendono ad esaurirsi con il normalizzarsi degli shock", prosegue l'esperta. "L'inflazione nei servizi core, invece, è strutturalmente vischiosa perché incorpora aspettative salariali, contratti di lungo periodo e dinamiche di domanda difficili da raffreddare rapidamente", conclude Daga.

cba


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

2613:29 mag 2026