07:29 | 15 lug 2026

FOCUS: il credito dei mercati emergenti cambia volto (Rbc BlueBay)

MILANO (MF-NW)--Alcune società dei mercati emergenti non si limitano più a sopravvivere: stanno prosperando nonostante un contesto caratterizzato da tassi reali storicamente elevati e persistenti incertezze sul rischio sovrano. A colpire è soprattutto il grado di maturità raggiunto dalle imprese, sia sul piano gestionale sia su quello operativo. Parallelamente, matura anche il mercato, grazie a una quota crescente di debito locale.

In Brasile, ad esempio, "la percentuale di stock di debito delle aziende brasiliane proveniente dai mercati dei capitali locali rispetto ai prestiti bancari si sta avvicinando per la prima volta a un rapporto di 50 a 50. Questa emissione locale da 150 miliardi di dollari rappresenta una svolta strutturale verso l'autonomia aziendale che altera radicalmente la narrativa macroeconomica", commenta Polina Kurdyavko, Head of BlueBay Emerging Markets di Rbc BlueBay.

TRA AMBIZIONI E REALTÀ DEI FINANZIAMENTI

"La storia della crescita è ricca di sfumature: l'ambizione aziendale è innegabile, ma i vincoli legati ai finanziamenti e ai rating stanno imponendo percorsi tattici alternativi", spiega l'esperta. La società energetica quasi-statale argentina Ypf ne è un buon esempio. "Il suo progetto legato al Gas Naturale Liquefatto (Gnl) da oltre 20 miliardi di dollari rappresenta un potenziale di trasformazione, con un Ebitda di 12 miliardi di dollari entro il 2031, di cui 3 miliardi provenienti solo da questo progetto; eppure, non è chiaro se i fornitori siano in grado di accedere ai finanziamenti al ritmo necessario per sostenere le ambizioni di crescita dell'azienda", riporta Kurdyavko. Le società sono pronte a investire su una scala senza precedenti, ma restano alcuni colli di bottiglia nei finanziamenti a livello di rischio paese. "Il management dell'azienda dichiara di aver bisogno di 4,5 miliardi di dollari, ovvero 1,5 miliardi all'anno, ma deve fare affidamento sul finanziamento obbligazionario poiché il credito ai contraenti rimane difficile da ottenere, dato l'elevato livello dei tassi locali e la limitata attività di prestito da parte del settore bancario", prosegue l'esperta. In altri paesi, come la Colombia, alcuni grandi conglomerati del settore dei beni di consumo, quale Nutresa, si stanno concentrando su un'espansione alimentata da acquisizioni in paesi con rating più elevati, come il Messico e gli Stati Uniti, al fine di ridurre il proprio costo di finanziamento.

INFLAZIONE: UN'EVOLUZIONE PIÙ SANA DELLA TRASMISSIONE DEI COSTI

Contrariamente a quanto avvenuto nei cicli precedenti, "le nazioni sovrane più deboli - in particolare nell'intera Africa - hanno dimostrato una disciplina nei pagamenti decisamente migliorata durante l'attuale periodo", dichiara Kurdyavko. Di conseguenza, le aziende sono riuscite a preservare profili di flussi di cassa più sani rispetto ai modelli storici. "A differenza dei precedenti cicli di boom petrolifero, in cui i prezzi elevati scoraggiavano tipicamente gli sforzi di riforma, diversi paesi esportatori di greggio hanno sfruttato un contesto favorevole per attuare cambiamenti strutturali all'interno dei propri settori energetici", spiega l'esperta.

SOCIETÀ VS RISCHIO SOVRANO

"L'importanza di tenere in considerazione il contesto economico sovrano è stata esemplificata negli ultimi dodici mesi in Brasile, dove tassi reali eccezionalmente elevati (prossimi al 10%) hanno spinto alcune selezionate società - comprese alcune entità investment grade - ad avviare una ristrutturazione del debito", osserva Kurdyavko. Tuttavia, a differenza dei default storici, tipicamente causati da scarsi fondamentali aziendali, questi casi coinvolgono attività sottostanti solide in cui i vincoli di liquidità o i costi proibitivi del debito impongono una rimodulazione dello stesso. Di conseguenza, "prevediamo tassi di recupero che raggiungeranno i 60-70 centesimi per dollaro, contro una media storica di 40 centesimi", commenta l'esperta. Nel frattempo, altri settori come l'aviazione restano sotto pressione. "Alcuni potrebbero accedere ai mercati azionari per trovare soluzioni, mentre altri dipendono dagli aiuti di Stato, creando un punto di vulnerabilità", prosegue l'esperto. Tuttavia, "con la maturazione delle istituzioni dei vari paesi, le aziende trovano più gestibile muoversi nel panorama politico", dichiara Kurdyavko. Ad esempio, SierraCol, la più grande società indipendente di esplorazione e produzione di petrolio e gas in Colombia, "beneficia di istituzioni solide in cui il presidente non ha poi così tanto potere, consentendo la pianificazione aziendale nonostante le più ampie sfide fiscali del paese", spiega l'esperta. "Nondimeno, le prospettive per progressi sostanziali rimangono intatte, e l'accesso ai mercati azionari insieme al calo dei tassi di riferimento potrebbe fornire un ulteriore slancio alle imprese. Questo processo deve accompagnarsi al consolidamento fiscale, una sfida formidabile nelle democrazie con rating high-yield", continua Kurdyavko.

SOCIETÀ MERCATI EMERGENTI TRASCENDONO RISCHIO SOVRANO

Secondo l'esperta, le società dei mercati emergenti hanno sviluppato competenze e una resilienza tali da trascendere i tradizionali vincoli del rischio sovrano. "Per noi investitori, questo significa che la narrativa macroeconomica deve evolversi oltre le dinamiche di correlazione sovrano-societaria tradizionalmente ipotizzate. Stiamo assistendo all'emergere di settori aziendali istituzionalmente maturi, determinati a generare performance costanti anche di fronte alla volatilità del rischio sovrano", spiega l'esperta. "La svolta verso questo disaccoppiamento non è frutto della fortuna o del prezzo delle materie prime, ma il risultato di anni di evoluzione tattica e di apprendimento istituzionale", conclude Kurdyavko.

cba


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1519:29 lug 2026