02:59 | 16 lug 2026

FOCUS: mercati emergenti, percezione contro realtà (Aberdeen Inv)

MILANO (MF-NW)--Molti investitori ritengono i mercati emergenti volatili, complessi e difficili da gestire a causa delle crisi politiche ed economiche del passato, alla crescita discontinua e dai rischi strutturali che per lungo tempo hanno caratterizzato questa asset class.

Tuttavia, questa visione non riflette più la realtà. Negli ultimi due decenni, infatti, i fondamentali sono cambiati: le istituzioni si sono rafforzate, i bilanci sono migliorati e i mercati sono diventati più maturi. "Questo divario tra percezione e realtà contribuisce a spiegare perché i mercati emergenti restino una delle classi di attivo meno rappresentate nell'universo azionario globale", commenta Alex Smith, Head of Equities Investment Specialists Asia Pacific di Aberdeen Investments.

INVESTITORI PERCEPISCONO RISCHIO MAGGIORE IN MERCATI EMERGENTI

Molti investitori continuano a considerare i mercati emergenti più rischiosi di quelli sviluppati. Questa convinzione è alimentata da crisi come quella asiatica o dai ripetuti default dell'Argentina, che hanno lasciato in eredità timori legati alla volatilità valutaria, all'instabilità politica e a politiche monetarie meno prevedibili. "Persistono inoltre dubbi sulla liquidità, ancora associata a bassi volumi di scambio e a una forte dipendenza dai capitali esteri, oltre alla convinzione che i mercati emergenti siano troppo piccoli per avere un ruolo centrale nei portafogli globali", spiega l'esperto.

I FONDAMENTALI STANNO MIGLIORANDO

Tuttavia, negli ultimi anni la volatilità dei mercati emergenti si è progressivamente allineata a quella dei mercati sviluppati grazie a una maggiore stabilità macroeconomica. "Anche i bilanci sono migliorati: l'indebitamento delle imprese è oggi significativamente inferiore rispetto a quello delle aziende statunitensi, mentre molti Paesi emergenti dispongono di riserve valutarie più solide e di posizioni esterne più robuste", osserva Smith. Inoltre, la composizione dell'asset class è cambiata. "Oggi Cina, Corea del Sud, Taiwan e India rappresentano circa il 77% dell'indice Msci Emerging Markets e presentano mercati dei capitali più sviluppati, valute più stabili e un percorso continuo di riforme", spiega l'esperto. "Dal 2017 la capitalizzazione di mercato è più che raddoppiata e il crescente peso degli investitori domestici ha rafforzato la stabilità dei finanziamenti", prosegue Smith. In Cina gli investitori retail rappresentano quasi il 30% dell'attività di mercato, mentre in India, per la prima volta in oltre vent'anni, gli investitori nazionali detengono una quota di azioni superiore a quella delle istituzioni straniere. "Anche le dimensioni raccontano una storia diversa: i mercati emergenti rappresentano circa il 24% della capitalizzazione azionaria mondiale, oltre il 61% del Pil globale a parità di potere d'acquisto e hanno contribuito a circa il 70% della crescita economica mondiale negli ultimi anni", puntualizza Smith.

IL DIVARIO NELLE ALLOCAZIONI

Nonostante il miglioramento delle condizioni economiche, fino al 2025 le allocazioni hanno continuato a diminuire. La ragione risiede nell'inerzia dei portafogli e nella costruzione dei benchmark. "Pur rappresentando una quota significativa dell'economia mondiale, i mercati emergenti restano infatti sottopesati negli indici globali: la sola Cina vale circa il 12% del flottante azionario mondiale, ma pesa appena il 3% nell'Msci Acwi. A questo si aggiungono i bias comportamentali e le elevate performance registrate negli ultimi anni dai mercati sviluppati, in particolare dagli Stati Uniti", spiega l'esperto. Esiste però una differenza sostanziale: "mentre la concentrazione degli indici globali è stata alimentata dai flussi verso gli Etf passivi, nei mercati emergenti la leadership cambia nel tempo", osserva Smith. La Cina, che nel 2020 rappresentava il 40% dell'indice, era scesa al 23% a fine aprile 2026, con Taiwan diventato il mercato di maggior peso.

COSA POTREBBE CAMBIARE?

La storia dimostra che le allocazioni cambiano quando cambiano i mercati. "Le fasi di volatilità evidenziano i rischi della concentrazione e favoriscono una maggiore diversificazione. Le recenti tensioni geopolitiche e il ritorno delle barriere commerciali stanno contribuendo a questo processo", continua l'esperto. Nel 2025, secondo Msci, i mercati emergenti hanno sovraperformato quelli sviluppati di oltre 10 punti percentuali, sostenuti dal miglioramento dei fondamentali e da politiche economiche favorevoli. "A rafforzare questa dinamica è anche il nuovo ciclo di investimenti nell'economia reale, alimentato dalla decarbonizzazione, dalla diversificazione delle catene di approvvigionamento, dalla digitalizzazione e dall'aumento della spesa per la difesa", osserva Smith. "I mercati emergenti concentrano gran parte della capacità produttiva, delle competenze tecnologiche e delle risorse necessarie a sostenerlo, con effetti positivi anche sulla crescita degli utili", dichiara l'esperto. In conclusione, Smith ritiene che, nell'attuale contesto di mercato, il rischio maggiore potrebbe non essere investire nei mercati emergenti, ma continuare a sottovalutarne il ruolo.

cba


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

1614:59 lug 2026