11:55 | 22 lug 2026

FOCUS: Vw cambia strategia, più modelli prodotti in stabilimenti più efficienti (milanofinanza.it)

MILANO (MF-NW)--Non sarà più il singolo marchio a decidere dove produrre un modello, ma il costo dello stabilimento. È la nuova filosofia industriale con cui Volkswagen intende affrontare la profonda ristrutturazione del gruppo, in attesa che venga definito nei dettagli il piano di riduzione della capacità produttiva in Europa. A delineare il nuovo approccio è Christian Vollmer, responsabile della produzione del gruppo, che in un’intervista interna al gruppo visionata dalla testata tedesca Automobilwoche spiega come le decisioni verranno prese sempre più sulla base della competitività economica dei singoli impianti e non delle esigenze dei diversi brand del gruppo.

OBIETTIVO: COSTO DI FABBRICA SOTTO I 3 MILA EURO PER VEICOLO

Volkswagen punta a portare il costo medio di fabbrica a un massimo di 3 mila euro per ogni veicolo prodotto. Secondo Automobilwoche, oggi il gruppo si troverebbe ancora circa 1.000 euro sopra questo obiettivo, nonostante nel 2025 gli stabilimenti tedeschi abbiano ridotto i costi di oltre il 20%. Le differenze tra gli impianti, però, sono molto ampie. Gli stabilimenti Skoda nella Repubblica Ceca avrebbero già raggiunto il target, mentre il sito di Kvasiny registrerebbe costi addirittura inferiori di circa un terzo rispetto all’obiettivo fissato dal gruppo. Anche gli impianti di Bratislava, in Slovacchia, e quello Audi di Gyor, in Ungheria, vengono considerati tra i più competitivi dell’intero gruppo.

GLI STABILIMENTI DELL’EST EUROPA FAVORITI NELLA REDISTRIBUZIONE DEI MODELLI

La nuova strategia potrebbe quindi tradursi in un progressivo spostamento della produzione verso gli impianti più efficienti dal punto di vista dei costi. Tra le ipotesi allo studio, secondo la rivista tedesca, c’è il trasferimento della prossima generazione dell’attuale Volkswagen ID.4, destinata a essere ribattezzata ID.Tiguan dopo il profondo restyling del modello. La produzione potrebbe lasciare lo stabilimento tedesco di Emden per essere trasferita nella fabbrica ceca di Kvasiny, con Bratislava e Gyor che sono tra i principali candidati a beneficiare della redistribuzione delle produzioni all’interno del gruppo.

LA GERMANIA È ANCORA TROPPO COSTOSA

Opposta è invece la situazione degli stabilimenti tedeschi. Secondo le indiscrezioni riportate da Automobilwoche, Zwickau avrebbe ridotto i costi fino ad avvicinarsi ai 4 mila euro per veicolo, mentre per Hannover si parlerebbe addirittura di costi a cinque cifre. Emden, Neckarsulm e lo storico stabilimento di Wolfsburg si collocherebbero in una posizione intermedia, ma ancora lontana dai livelli raggiunti dagli impianti dell’Europa orientale. Questo scenario che rende sempre più difficile immaginare che le fabbriche tedesche possano recuperare il divario competitivo nel breve periodo.

GIU' LA CAPACITÀ PRODUTTIVA

Tutto questo si inserisce nel più ampio piano di ristrutturazione del gruppo. Volkswagen sta adeguando la propria capacità produttiva a una domanda annua stimata in circa 9 milioni di veicoli, contro i 12 milioni per cui era organizzata prima della pandemia. Negli ultimi due anni il gruppo afferma di avere già eliminato una capacità produttiva pari a circa 2 milioni di veicoli, metà dei quali in Cina. Altri 500 mila veicoli di capacità sarebbero attualmente in fase di riduzione nel mercato cinese, mentre ulteriori interventi di analoga entità sono previsti in Europa e in Germania.

CHIUSURE DA EVITARE MA LA PRESSIONE RESTA ALTISSIMA

Pur confermando l’obiettivo di evitare, quando possibile, la chiusura definitiva degli stabilimenti, Vollmer sottolinea che il gruppo sta già intervenendo in modo strutturale con la chiusura di linee produttive, la riconversione di siti industriali e la ricerca di utilizzi alternativi. Tra gli esempi citati ci sono la Gläserne Manufaktur di Dresda, l’ex stabilimento Audi di Bruxelles e il sito di Osnabrück, per il quale Volkswagen sta negoziando una possibile ma difficile riconversione verso l’industria della difesa. Resta invece aperto il nodo degli impianti tedeschi più esposti. Se Wolfsburg, Hannover ed Emden possono contare anche sul sostegno politico della Bassa Sassonia, azionista del gruppo, stabilimenti come Zwickau e Neckarsulm sono meno protetti. E sembrano essere i principali candidati a subire l’impatto della nuova strategia industriale basata sui costi.

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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

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