MILANO (MF-NW)--Il 59% delle organizzazioni a livello globale ritiene che raggiungere una piena sovranità digitale non sia un obiettivo realistico. È il dato che emerge dal Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative, studio condotto dal Capgemini Research Institute su 1.300 dirigenti aziendali e responsabili tecnologici.
AUMENTA LA DIPENDENZA DAI GRANDI FORNITORI
Nel corso dell'ultimo decennio le organizzazioni hanno accelerato la migrazione al cloud, l'adozione dell’AI e la trasformazione digitale, spesso a un ritmo superiore rispetto all'evoluzione dei modelli di governance e resilienza. Parallelamente, la dipendenza da un numero ristretto di grandi fornitori tecnologici globali è aumentata sensibilmente, mentre le tensioni geopolitiche e le interruzioni delle supply chain degli ultimi anni hanno evidenziato i rischi legati a questa concentrazione. Nonostante questo, solo il 42% delle organizzazioni che hanno recentemente subito interruzioni operative dispone di un piano di emergenza: il livello di preparazione è più elevato negli Usa, dove quasi 2/3 hanno predisposto simili strategie, rispetto a poco più di 1/3 in Europa e Asia-Pacifico.
SOVRANITÀ DIGITALE E RESILIENZA OPERATIVA
La scarsa fiducia delle imprese di raggiungere una piena sovranità digitale non implica che questa non sia centrale nei piani dei top management, infatti nel 44% delle organizzazioni è uno dei principali temi all'ordine del giorno nei cda. Questa attenzione si traduce in iniziative concrete, con quasi 4 società su 5 che stanno implementando una strategia dedicata, mentre un ulteriore 20% prevede di adottarne una entro i prossimi 12 mesi, principalmente per aumentare la resilienza operativa di fronte alla volatilità geopolitica e alle possibili interruzioni (per 4 intervistati su 5). Le strategie adottate variano a seconda dell'area geografica: nell'Asia-Pacifico (41%), nell'Europa continentale (52%) e nel Regno Unito (56%) si punta molto sulla mitigazione dei rischi e sul rafforzamento della resilienza. Negli Usa, invece, oltre i 52% la interpreta come un tema di conformità normativa e il 40% la considera uno strumento per aumentare la resilienza. Nonostante le differenze regionali, emerge un ampio consenso a livello globale sul fatto che la sovranità digitale non significhi completa indipendenza tecnologica: 2/3 delle imprese la definiscono infatti come una forma di interdipendenza resiliente, una visione particolarmente diffusa in Europa (75%) rispetto agli Usa (50%). Anche le modalità con cui perseguire questo obiettivo variano, con oltre 2/3 delle organizzazioni che prevedono di combinare sviluppo interno e collaborazione con partner esterni. Negli Stati Uniti emerge anche una maggiore attenzione per la collaborazione all'interno degli ecosistemi e alle partnership di settore, al fine di sviluppare capacità condivise.
SOLO 14% ORGANIZZAZIONI HA VISIBILITÀ COMPLETA SULLE PROPRIE DIPENDENZE
Nella fase di implementazione di questi piani rimangono numerose difficoltà, con solo il 14% delle organizzazioni che dichiara di avere una visibilità completa delle dipendenze presenti nel proprio ecosistema tecnologico, rendendo difficile valutare l'esposizione ai rischi geopolitici o legati ai fornitori. Un ulteriore ostacolo riguarda la riduzione della dipendenza dai fornitori di tecnologie critiche, con il 36% che afferma che sostituire un fornitore strategico richiederebbe più di 12 mesi, mentre 1 su 10 che dichiara di non disporre di alcun fornitore alternativo.
FERRARI (AD CAPGEMINI IN ITALIA), SOVRANITÀ NON È AUTONOMIA ASSOLUTA
"Oggi le organizzazioni operano all'interno di ecosistemi tecnologici altamente interconnessi dove è raro riuscire a raggiungere una completa indipendenza. Per questo motivo, la sovranità digitale non riguarda tanto l'autonomia assoluta, quanto la capacità di comprendere in modo approfondito le proprie dipendenze tecnologiche, così da recuperare il controllo e la flessibilità necessari per gestire i rischi. La vera sfida sarà costruire resilienza senza compromettere la competitività, sviluppando al contempo partnership affidabili che consentano alle organizzazioni di continuare a innovare e sostenere la crescita nel lungo periodo", ha commentato Monia Ferrari, ad di Capgemini in Italia.
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MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
0117:30 ott 2026