MILANO (MF-NW)--"Il Trattato di Maastricht prevedeva che gli Stati membri mantenessero il deficit pubblico annuo al di sotto del 3% del PIL e il debito pubblico entro il 60% del Pil. La crisi finanziaria globale ha tuttavia modificato profondamente questo quadro. Nel pieno della crisi dell'Eurozona, nel 2012, Francia e Germania presentavano livelli di debito sostanzialmente analoghi, intorno al 90% del Pil. Da allora, però, le loro traiettorie hanno progressivamente iniziato a divergere", afferma Marc Des Ligneris, senior portfolio manager di CoinShares.
"La Germania", continua l'esperto, "si è gradualmente riavvicinata ai parametri di Maastricht, con un debito pubblico oggi di circa il 64% del Pil, mentre quello francese ha continuato a crescere, raggiungendo circa il 117% del Pil. Un aumento avvenuto, peraltro, durante una fase caratterizzata da tassi di interesse eccezionalmente bassi".
"E' proprio per questo che l'attuale rialzo dei tassi di interesse a lungo termine rappresenta un elemento particolarmente delicato per la Francia. Man mano che il debito esistente verrà rifinanziato a rendimenti più elevati, il costo del suo servizio è destinato ad aumentare in misura significativa. I recenti sviluppi politici francesi suggeriscono, tuttavia, che la portata della sfida fiscale non sia necessariamente ancora pienamente riflessa nel dibattito politico", prosegue l'analista.
"Alcuni candidati hanno infatti prospettato la possibilità di cancellare o ristrutturare parte del debito pubblico, richiamando argomentazioni già emerse in Grecia prima del piano di salvataggio del Paese e dell'intervento del Fondo Monetario Internazionale. In questo contesto, lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e tedeschi ha iniziato ad ampliarsi in maniera significativa", afferma Des Ligneris.
"E' interessante osservare come pressioni della stessa intensità non siano emerse in alcuni dei Paesi che, durante la crisi dell'euro, erano considerati tra gli anelli più deboli dell'area, come la Spagna. La situazione francese solleva quindi interrogativi più ampi per l'intera Eurozona, considerando che la Francia rappresenta una delle maggiori economie del blocco", prosegue l'analista.
"Guardando avanti", conclude l'esperto, "non si possono escludere ulteriori pressioni sull'euro, che potrebbero tradursi in un suo deprezzamento - deliberato o determinato dalle dinamiche di mercato - e, di conseguenza, in nuove pressioni inflazionistiche. In uno scenario di questo tipo potrebbe aumentare la domanda di riserve di valore non sovrane, come l'oro e Bitcoin".
dfg
gaia.difraia@mfnewswires.it
MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
0716:32 ott 2026