MILANO (MF-NW)--A fronte di investimenti crescenti sia nelle piattaforme legacy sia in quelle di nuova generazione, la modernizzazione richiede sempre più un allineamento strategico tra tecnologia e obiettivi di business, piuttosto che un semplice consolidamento di tecnologie.
È quanto indicato nel nuovo Modernization Report globale di Kyndryl, una ricerca condotta su 2.000 leader aziendali e tecnologici in cinque continenti e 12 settori, che evidenzia come l’AI stia ridefinendo le priorità di investimento nell’ambito delle infrastrutture e nelle applicazioni, mettendo al contempo sotto pressione i modelli operativi tradizionali delle organizzazioni.
Secondo il report, la spinta ad adottare l’AI ha ormai superato priorità tradizionali come la riduzione dei costi, la sostituzione dei sistemi legacy e la crescente carenza di competenze specialistiche necessarie per gestirli. L’AI rappresenta il principale fattore che guida gli investimenti in mainframe ed edge computing, il secondo driver più rilevante per l’espansione delle soluzioni SaaS e del cloud privato è la motivazione principale alla base della modernizzazione delle reti e dei portafogli applicativi. Inoltre, tutte le organizzazioni che utilizzano un mainframe dichiarano di prevedere l’implementazione di soluzioni di AI su questa piattaforma.
In Europa questa tendenza risulta ancora più accentuata: il 37% delle organizzazioni indica il potenziamento delle funzionalità di AI tra le principali motivazioni alla base dei propri programmi di modernizzazione, rispetto al 34% registrato a livello globale.
Nel complesso, questi trend stanno contribuendo alla creazione di ecosistemi tecnologici sempre più articolati, aumentando la complessità operativa e ponendo nuove sfide ai responsabili della tecnologia.
Quasi la metà degli intervistati (48%) dichiara di essere in ritardo rispetto ai propri piani di modernizzazione. In questo contesto, l’AI agentica, in grado di pianificare ed eseguire autonomamente attività, si sta affermando come uno strumento in grado di accelerare i percorsi di trasformazione. Già oggi, il 10% delle organizzazioni la utilizza in produzione per supportare iniziative di modernizzazione, applicandola ad attività tradizionalmente complesse e ad alta intensità di competenze come la mappatura delle dipendenze applicative, la conversione del codice e la generazione della documentazione. Le organizzazioni che hanno adottato per prime questa tecnologia registrano risultati migliori: il 67% afferma di essere in linea o in anticipo rispetto ai propri piani di modernizzazione, contro il 51% delle altre organizzazioni.
Anche in Europa emergono segnali concreti dell’evoluzione verso l’AI in produzione: il 23% delle organizzazioni sta sperimentando l’AI agentica attraverso progetti pilota nell’ambito della propria strategia di modernizzazione, mentre il 9% dichiara di utilizzarla già in produzione per supportare diversi casi d’uso legati alla modernizzazione. Tuttavia, il 49% delle organizzazioni europee è ancora in ritardo rispetto ai propri piani di modernizzazione.
La ricerca evidenzia anche i fattori che continuano a rallentare il cambiamento. Solo il 9% dichiara di avere una comprensione esaustiva delle proprie applicazioni, mentre un’organizzazione su quattro segnala un numero elevato di applicazioni prive di documentazione, un fattore che aumenta complessità, rischio e tempi di intervento.
I risultati evidenziano le crescenti pressioni sui CIO, chiamati a gestire contemporaneamente priorità quali l’adozione dell’AI, cyber resilienza, conformità normativa, efficienza operativa e crescita del business. Gli intervistati hanno identificato nove diversi gruppi di stakeholder coinvolti nelle decisioni di modernizzazione, dai CIO e CTO ai consigli di amministrazione, fino ai team finanziari e di compliance.
Le considerazioni legate alla sovranità digitale stanno assumendo un’importanza crescente nelle strategie di modernizzazione. Sebbene il 65% delle organizzazioni affronti il tema della sovranità in chiave di conformità normativa o in modo selettivo, il 63% prevede un maggiore ricorso al cloud sovrano e il 55% ritiene che i requisiti di sovranità e regolamentazione aumenteranno la complessità delle proprie architetture di rete
In Europa il tema assume una rilevanza ancora maggiore: il 62% delle organizzazioni prevede di aumentare nei prossimi dodici mesi l’utilizzo di soluzioni cloud progettate per garantire un maggiore controllo sulla gestione e sulla localizzazione dei dati. Tuttavia, la sovranità non è ancora un principio strutturale della trasformazione digitale: il 37% delle organizzazioni la affronta in modo selettivo, solo quando intervengono requisiti esterni, il 25% la considera principalmente dal punto di vista della conformità normativa e soltanto il 6% basa la propria strategia di trasformazione su principi di sovranità.
I risultati del report mettono anche in discussione la convinzione che la trasformazione digitale porti progressivamente verso un unico ambiente tecnologico. Al contrario, con l’accelerazione dell’AI, le organizzazioni stanno costruendo ecosistemi IT sempre più distribuiti e complessi.
Le applicazioni mission-critical risultano oggi distribuite in modo pressoché uniforme tra cloud pubblico, cloud privato, mainframe e ambienti on-premise, confermando la scelta di modelli operativi sempre più ibridi. In questo scenario, diventa essenziale adottare un approccio coordinato alla governance, alle operations e alla resilienza informatica, soprattutto in un contesto in cui le minacce abilitate dall’AI sono in continua evoluzione.
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0918:45 ott 2026