MILANO (MF-NW)--"Il mercato obbligazionario sta attraversando una fase in cui la semplice esposizione ai benchmark offre una diversificazione meno evidente rispetto al passato. La crescente concentrazione degli indici e la sensibilità alla duration fanno sì che una parte significativa del rischio dei portafogli obbligazionari continui a dipendere da pochi fattori comuni, mentre la contrazione degli spread nei mercati sviluppati limita lo spazio per ottenere rendimento aggiuntivo dal solo credito", dichiara Alessandro Aspesi, Head of Italy Pgim Global Wealth di Pgim.
"In questo contesto", prosegue l'esperto, "il debito dei mercati emergenti merita di essere osservato non soltanto come una componente a maggiore rischio dell'universo obbligazionario, ma come un insieme di mercati caratterizzati da driver potenzialmente differenti: tassi locali, credito societario, debito in valuta forte e valute emergenti rispondono infatti a dinamiche economiche e finanziarie non necessariamente coincidenti con quelle dei mercati sviluppati".
Secondo l'analista, "è soprattutto la possibilità di combinare queste diverse fonti di rischio e rendimento a cambiare il modo in cui può essere interpretata l'asset class. Un approccio flessibile può spostare l'esposizione tra le diverse componenti del debito emergente in funzione delle valutazioni, del ciclo economico, delle dinamiche delle materie prime e delle condizioni monetarie locali, anziché replicare passivamente la composizione di un indice".
"Il tema è particolarmente rilevante in una fase in cui gli investitori obbligazionari devono confrontarsi con una domanda strutturale: dove trovare diversificazione quando le componenti tradizionali del reddito fisso condividono una parte crescente dei propri fattori di rischio?", si chiede Aspesi.
"I dati al 31 marzo 2026 mostrano quanto l'universo del debito emergente si sia ampliato nel tempo, arrivando a comprendere segmenti con caratteristiche molto diverse in termini di rischio, duration, valuta e sensibilità al ciclo. La conseguenza è che parlare genericamente di "debito emergente" rischia oggi di essere riduttivo: la vera distinzione passa dalla capacità di selezionare e combinare le diverse opportunità all'interno dell'asset class", afferma l'esperto.
"Naturalmente", prosegue l'analista, "questa maggiore ampiezza di opportunità non elimina i rischi. I mercati emergenti possono presentare volatilità più elevata rispetto ai mercati consolidati e l'esposizione valutaria può amplificare sia guadagni sia perdite. Proprio per questo, il tema della gestione del rischio assume un'importanza crescente accanto a quello della ricerca di rendimento".
"La questione, quindi, non è semplicemente se aggiungere o meno una nuova componente obbligazionaria al portafoglio. È capire se, in un mercato in cui i benchmark tradizionali concentrano una parte significativa dell'esposizione su duration e credito, l'ampliamento dell'universo investibile possa diventare una fonte di diversificazione più articolata", conclude Aspesi.
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1411:30 ott 2026