11:23 | 20 ott 2026

FOCUS: debito emergente, opportunità anche con tassi Usa più alti (Aberdeen Investments)

MILANO (MF-NW)--"Il rendimento dei titoli del Tesoro Usa decennali è salito da un livello inferiore al 4% all'inizio di marzo a oltre il 5,2% alla fine di settembre. Storicamente, rendimenti statunitensi più elevati e condizioni finanziarie globali più restrittive avrebbero esercitato una pressione significativa sul debito dei mercati emergenti (Emd). Finora, tale pressione è stata contenuta", dichiara Milana Muratova, Emd Investment Specialist, Fixed Income, presso Aberdeen Investments.

"Da inizio anno, gli spread sui titoli sovrani dei mercati emergenti si sono ampliati solo di circa 9 punti base, a fronte di un aumento di oltre 110 punti base del rendimento dei titoli del Tesoro Usa a 10 anni, ben al di sotto delle impennate degli spread che solitamente accompagnano le ondate di vendite dei titoli del Tesoro. Nel frattempo, il debito sovrano dei mercati di frontiera e quello ad alto rendimento hanno continuato a generare rendimenti positivi, segno che il debito dei mercati emergenti è sempre più influenzato da fattori che vanno oltre la semplice direzione dei tassi di interesse statunitensi", prosegue l'esperta.

"Emittenti dei mercati di frontiera, tra cui Ecuador, Gabon, Repubblica Democratica del Congo e Pakistan, hanno tutti avuto accesso al mercato degli eurobond. Ciò non significa che il rischio di insolvenza sia diminuito in modo uniforme, ma l'accesso al mercato offre opzioni di finanziamento e rifinanziamento e dimostra che gli investitori continuano a fornire capitale laddove i rendimenti e i fondamentali sono attraenti. L'aumento dei tassi dei titoli del Tesoro comporta inoltre rendimenti complessivi più allettanti per le nuove emissioni e, con un posizionamento ancora contenuto dopo diversi anni di deflussi. Questo ha contribuito a creare un contesto tecnico favorevole, nonostante il rialzo degli yield Usa", afferma l'analista.

"Tutto sta nella diversificazione", dichiara Muratova. "Il mercato del debito emergente (Emd) non è un mercato unico: i titoli sovrani in valuta forte combinano l'esposizione ai Treasury con gli spread creditizi, il debito in valuta locale segue i tassi e le valute nazionali, i titoli societari aggiungono i fondamentali specifici delle aziende e i mercati di frontiera sono spesso influenzati da riforme, sviluppi specifici per paese e programmi del FMI. Questi diversi motori di rendimento si sono rivelati particolarmente preziosi quest'anno".

"I titoli sovrani investment grade con duration più lunga sono stati naturalmente più esposti all'aumento dei rendimenti dei Treasury. Tuttavia, i titoli sovrani dei mercati di frontiera hanno registrato un rendimento del 3,97% da inizio anno, quelli sovrani high yield del 2,23% e quelli societari high yield dei mercati emergenti del 3,29%, poiché il carry e il miglioramento dei fondamentali creditizi hanno contribuito a compensare i più elevati tassi Usa sottostanti. Il debito dei mercati di frontiera, grazie alla minore integrazione con i mercati globali e alla duration più breve, storicamente ha mostrato una correlazione molto bassa con i Treasury statunitensi - un prezioso elemento di differenziazione in un contesto in cui i tassi statunitensi dominano il reddito fisso dei mercati sviluppati", prosegue l'esperta.

"Secondo la logica tradizionale, rendimenti Usa più alti comportano dollaro più forte e valute emergenti più deboli. Questa volta, però, tale rapporto è stato meno lineare. Molte banche centrali emergenti hanno inasprito la politica monetaria prima e con più decisione rispetto ai paesi sviluppati, mantenendo rendimenti reali relativamente elevati, mentre i saldi con l'estero e le riserve valutarie sono migliorati in diversi paesi. Questo ha creato opportunità in alcuni mercati locali. Ad esempio, le valute dei mercati di frontiera ad alto carry, tra cui guaraní paraguaiano, tenge kazako e naira nigeriana, si sono tutte apprezzate contro il dollaro quest'anno, nonostante il rialzo dei rendimenti dei Treasury. Ciò non rende le valute emergenti immuni da ulteriori rafforzamenti del dollaro, ma i fondamentali domestici contano sempre di più", afferma l'analista.

"I bilanci delle società emergenti restano relativamente solidi, con leva moderata e buona copertura degli interessi, e si prevede che i default restino contenuti fino al 2027. Insieme a una duration più breve e a un carry interessante, questo ha permesso all'high yield corporate emergente di chiudere in positivo nonostante le vendite sui Treasury. I rendimenti Usa più elevati contano, ma sono solo una parte dell'equazione dei rendimenti", continua Muratova.

"Riteniamo che tre caratteristiche si distinguano. Primo, il flusso cedolare: rendimenti intorno al 7,1% per i sovrani in valuta forte, all'8,1% per i sovrani high yield e oltre il 9% nei frontier market offrono un cuscinetto significativo contro la volatilità. Secondo, la diversificazione: le varie componenti del debito emergente rispondono a forze diverse, quindi non devono andare tutte bene nello stesso momento. Terzo, i fondamentali: quadri di politica economica più solidi, posizioni esterne più sane e bilanci corporate robusti rendono molti paesi emergenti più attrezzati ad affrontare condizioni globali più restrittive", dichiara l'esperta.

"Per sostenere l'investimento nel debito emergente non serve una scommessa audace sul fatto che i rendimenti dei Treasury abbiano toccato il picco: questa asset class ha più strumenti per assorbire i rendimenti Usa più alti. Inoltre, con i mercati che a fine settembre scontavano circa 100 punti base di ulteriori rialzi della Fed nei prossimi 12 mesi, un ammorbidimento di tale traiettoria potrebbe offrire un ulteriore sostegno", conclude l'analista.

dfg

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