11:05 | 27 ott 2026

FOCUS: Fed, stretta monetaria scontata, tenuta degli utili è decisiva (Candriam)

MILANO (MF-NW)--"A inizio anno gli investitori si aspettavano un allentamento della Fed di circa 60 punti base entro dicembre 2026", dichiara Nadège Dufossé, Cfa, Global Head of Multi-Asset presso Candriam. "Da allora, le attese per la fine del 2026 e del 2027 si sono orientate verso dei rialzi, rafforzate dall'aumento di 25 punti base operato dalla Fed a settembre. Il costo presunto del capitale è cambiato sensibilmente. La rapidità di tale cambiamento è un altro fattore importante. Un brusco incremento dei rendimenti riduce il valore attuale degli utili futuri prima ancora che le società possano dimostrare un miglioramento delle loro operazioni. Come abbiamo osservato nelle ultime settimane, persino stime al rialzo degli utili possono non bastare a compensare l'immediata pressione sulle valutazioni".

"Il seguente confronto storico esamina l'andamento del mercato azionario in occasione di aumenti insolitamente bruschi dei rendimenti dei Treasury a dieci anni decennali. Negli episodi più moderati, alla debolezza iniziale ha fatto seguito un netto recupero. Gli shock dei rendimenti associati ai cicli di stretta monetaria particolarmente incisivi della Fed nel 1994, 1999 e 2022 hanno invece prodotto un andamento medio molto meno favorevole", prosegue l'esperto.

"La discriminante è l'effetto sugli utili", afferma l'analista. "Tassi più elevati restano gestibili finché la domanda cresce e le società aumentano i ricavi. Una stretta prolungata si ripercuote sui costi di rifinanziamento, sulle decisioni di investimento e sui consumi delle famiglie. Se le stime sugli utili smettono di salire o addirittura scendono, il danno causato da valutazioni più basse si aggrava. Un mercato che inizialmente appare più conveniente può così diventare meno attraente. Nell'attuale fase, i mercati scontano già un inasprimento considerevole. Ciò riduce il margine per eventuali sorprese, senza tuttavia eliminare il costo economico che si determinerebbe qualora tali rialzi si concretizzassero. Il nostro scenario economico di riferimento resta quello di un ulteriore inasprimento limitato e di una crescita degli Stati Uniti prossima al suo potenziale".

"I rendimenti reali statunitensi sono aumentati in modo significativo, mentre le aspettative d'inflazione sono rimaste relativamente contenute. Il rafforzamento dell'attività economica e della domanda di investimenti contribuisce a spiegare questo andamento e sostiene i ricavi delle imprese. L'intenso ricorso alle emissioni di debito e l'incremento del premio a termine esercitano ulteriori pressioni, senza necessariamente tradursi in un aumento degli utili disponibili per far fronte ai maggiori costi di finanziamento", afferma Dufossé.

"Anche un'eventuale pausa della Fed lascerebbe quindi le società alle prese con un costo del capitale elevato. La tesi a favore di un'allocazione sull' azionario si basa sulla capacità delle imprese di continuare a crescere in questo contesto. Ulteriori pressioni inflazionistiche o un altro brusco rialzo dei rendimenti renderebbero più difficile sostenere tale posizionamento. Abbiamo aumentato la nostra esposizione sull'azionario Usa, portandola ad un leggero sovrappeso", spiega l'esperto.

"Questa decisione è supportata dalla nostra view positiva sul settore tecnologico e dal miglioramento delle prospettive sugli utili. L'entità dell'ulteriore inasprimento monetario contribuirà a determinare se gli utili possono compensare la pressione sulle valutazioni", conclude l'analista.

dfg

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