11:12 | 27 ott 2026

FOCUS: Fed e Bce, tassi fermi; inflazione e tensioni geopolitiche rischi chiave (Crédit Mutuel Am)

MILANO (MF-NW)--"L'accelerazione dei prezzi al consumo (Cpi) e dei prezzi alla produzione (Ppi) registrata a settembre indica una possibile ripresa dell'inflazione core, misurata dal Personal Consumption Expenditure (Pce), l'indicatore di riferimento dalla Federal Reserve, che a settembre dovrebbe attestarsi intorno allo 0,3% su base mensile. Questo dato potrebbe accrescere le preoccupazioni all'interno del Fomc, senza tuttavia mettere in discussione il nostro scenario di base, che prevede una pausa", afferma François Rimeu, Senior strategist di Crédit Mutuel Am (parte del gruppo La Française). "A settembre, il presidente Warsh ha sottolineato l'importanza di concentrarsi sulle tendenze di fondo piuttosto che sulle oscillazioni occasionali dei dati".

"Prevediamo quindi che il Fomc mantenga invariato l'intervallo obiettivo dei tassi sui federal funds al 3,75%-4,00%. L'attenzione sarà rivolta alla ripartizione dei voti, dopo la decisione unanime di settembre di aumentare i tassi, che ha rafforzato la credibilità di Kevin Warsh. È probabile che la dichiarazione presenti poche modifiche rispetto a settembre: crescita solida, mercato del lavoro stabile e privo di pressioni salariali, inflazione elevata e rinnovato impegno a garantire la stabilità dei prezzi. Inoltre, nel corso della conferenza stampa, il presidente Warsh dovrebbe restare fedele al proprio approccio, evitando di fornire indicazioni sul futuro andamento dei tassi d'interesse", spiega l'esperto.

"In conclusione", afferma l'analista, "la Fed dovrebbe mantenere un orientamento restrittivo, pur lasciando invariati i tassi d'interesse. I rischi per l'inflazione restano orientati al rialzo, alimentati dalle tensioni geopolitiche e dai consistenti investimenti legati all'intelligenza artificiale, che stanno sostenendo la domanda e la crescita economica degli Stati Uniti2.

Sul fronte europeo, invece, secondo Rimeu "nella riunione di ottobre la Bce lascerà i tassi invariati al 2,50%. L'aumento dei rendimenti a lungo termine rispetto all'ultimo meeting potrebbe essere un freno per la crescita. Nonostante i persistenti rischi a livello geopolitico, da maggio l'inflazione core, che esclude i generi alimentari e l'energia, è rimasta confinata tra il 2,4 e il 2,7%".

"Ci aspettiamo che Christine Lagarde ribadisca che i rischi per l'inflazione sono orientati verso l'alto mentre i rischi per la crescita puntano verso il basso, sottolineando al contempo la resilienza dell'economia europea. A proposito delle tensioni riguardo il debito pubblico francese, è probabile che faccia presente che la banca centrale continua a monitorare da vicino la situazione, in particolare per quanto concerne la trasmissione della politica monetaria. Dovrebbe anche fare riferimento al programma Omt (Outright Monetary Transactions) di interventi sul mercato dei titoli di Stato dell'eurozona e al TPI (Transmission Protection Instrument) o scudo anti-spread, nessuno dei quali è però ancora mai stato attivato", precisa l'esperto.

"Per riassumere, prevediamo che in questa riunione la Bce mantenga un atteggiamento cauto, evitando come ormai di consueto di fornire indicazioni sul percorso dei tassi. L'aumento dei rendimenti a lungo termine, condizioni finanziarie più restrittive e un secondo shock energetico potrebbero pesare sulla domanda, che a sua volta ridurrebbe l'esigenza di una stretta ulteriore", conclude l'analista.

dfg

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