11:34 | 27 ott 2026

FOCUS: Fed, attese per la riunione di ottobre (Carmignac)

MILANO (MF-NW)--"I dati macroeconomici suggeriscono un rialzo dei tassi, i mercati invitano ad attendere e la Fed ritiene di potersi permettere, almeno per ora, di scegliere la seconda opzione", dichiara Kevin Thozet, membro del Comitato Investimenti di Carmignac. "La Fed dovrebbe lasciare invariati i tassi questa settimana e, considerando che i mercati scontano appena un paio di punti base di rialzo per la riunione di ottobre, il mantenimento dello status quo è ampiamente atteso. Eppure, il contesto economico è tutt'altro che indicativo di una missione compiuta".

"L'inflazione complessiva si attesta al 3,7%, il tasso di disoccupazione rimane al 4,2% e la crescita continua a superare il proprio potenziale. A settembre la creazione di nuovi posti di lavoro ha rallentato, ma con un mercato del lavoro in condizioni di piena occupazione, i dati non suggeriscono certo una recessione imminente. Nel frattempo, l'inflazione rimane ben al di sopra, e in misura tutt'altro che rassicurante, dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Se si considerassero esclusivamente i dati economici, un ulteriore rialzo dei tassi non apparirebbe ingiustificato", prosegue l'esperto.

"Le ragioni di un atteggiamento attendista vanno probabilmente ricercate altrove. Le condizioni finanziarie si sono irrigidite, i mercati azionari hanno mostrato segnali di instabilità e sono emerse tensioni in alcuni segmenti periferici dei mercati del credito", spiega l'analista. "Questi fattori dovrebbero indurre la Fed a mantenere i tassi invariati, senza tuttavia adottare un orientamento accomodante. L'inflazione resta troppo elevata e il Comitato non dispone ancora di prove convincenti che le pressioni sui prezzi siano tornate stabilmente sotto controllo. Il settore immobiliare mostra segnali di debolezza, ma l'economia nel suo complesso no".

"Il messaggio dovrebbe quindi essere quello di una pausa dal tono restrittivo (hawkish skip), non di un cambio di rotta della politica monetaria", afferma Thozet. "Dicembre rappresenterà il prossimo vero banco di prova. I mercati scontano un percorso graduale dei tassi da qui in avanti, ma riteniamo che la Fed possa ancora procedere con ulteriori rialzi, potenzialmente anche a un ritmo più sostenuto, qualora la crescita economica si confermasse resiliente e l'inflazione persistente.

A complicare il quadro è il fatto che la correlazione tra obbligazioni e azioni sta tornando a essere più negativa. Ciò significa che qualsiasi episodio di avversione al rischio potrebbe innescare un rally dei Treasury statunitensi, rendendo una strategia orientata a una duration breve meno semplice di quanto suggerirebbe la sola analisi macroeconomica".

"Gli investitori vengono remunerati per attendere. Per questo motivo, privilegiamo le opportunità di carry nella parte breve della curva dei rendimenti, dove la remunerazione è più interessante rispetto alle scadenze più lunghe. Queste ultime rimangono vulnerabili a un aumento del premio a termine, alla solidità dell'economia e al protrarsi dell'espansione fiscale dopo le elezioni di metà mandato", prosegue l'esperto.

"Manteniamo pertanto un atteggiamento prudente nei confronti della duration, pur riconoscendo che il rischio più evidente per una strategia orientata a una duration breve è rappresentato da un rally prolungato dei titoli di Stato, alimentato dalla ricerca di beni rifugio. Tuttavia, uno scenario di persistente avversione al rischio non costituisce la nostra ipotesi di base", spiega l'analista.

"Infine, qualora la Fed decidesse di mantenere un atteggiamento attendista nonostante un'inflazione ancora superiore all'obiettivo, le posizioni lunghe sui breakeven d'inflazione continuerebbero a risultare interessanti", conclude Thozet.

dfg

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