02:07 | 04 nov 2026

UPDATE: ecco i sei settori da tenere d'occhio con la sconfitta di Trump

MILANO (MF-NW)--Un Congresso a maggioranza democratica negli Stati Uniti sottoporrà l'agenda del presidente a un esame più rigoroso, ma Donald Trump ha già dichiarato di voler ricorrere al veto presidenziale per bloccare qualsiasi iniziativa legislativa in questa direzione. Parallelamente manterrà ampi poteri in materia di politica estera, comprese eventuali decisioni future su un intervento degli Usa in Iran.

Il ricorso al veto da parte di Trump diventerà una prassi abituale

Nei prossimi due anni, quindi, secondo Eiko Sievert, Executive Director, Sovereign & Public Sector di Scope Ratings, l'azione di governo si sposterà ulteriormente dall'attività legislativa verso ordini esecutivi e regolamentazioni gestite da agenzie federali ancora sotto il controllo del presidente, per cui il ricorso al veto presidenziale diventerà una prassi abituale.

NO CAMBIAMENTI VERSO MEDIO ORIENTE

Invece l'autorità del numero uno della Casa Bianca in materia di politica commerciale ed estera rimarrà, in larga misura, intatta. «Non prevediamo cambiamenti sostanziali nell'approccio degli Stati Uniti all'escalation in Medio Oriente, nei rischi legati ai dazi per gli esportatori dell'Ue, né nel progressivo trasferimento ai governi europei della responsabilità di sostenere l’Ucraina», prevede Sievert. Per questo motivo, più che un cambio di direzione generale, a detta di Ombretta Signori, Head of Macroeconomic Research and Strategy di Ofi Invest AM, è più probabile che si assisterà a una redistribuzione del rischio, 'anche perché i mercati sanno benissimo che un controllo democratico di entrambe le Camere rafforzerà i poteri di controllo del Congresso sull'esecutivo e intensificherà l'esame dei settori fortemente regolamentati, ma non consentirà l'approvazione di leggi osteggiate dalla Casa Bianca'. È vero che Trump può essere scavalcato, ma solo con un voto favorevole di almeno 60 senatori, una maggioranza qualificata di cui i democratici non disporranno. Pertanto, anche dopo la conquista di entrambe le Camere, i democratici non saranno in grado di attuare unilateralmente il proprio programma sia per quanto riguarda la riduzione dei dazi sia per eventuali limitazioni alle operazioni militari contro l'Iran. Peraltro nessuno dei due partiti propone un ritorno alla globalizzazione degli anni Novanta e Duemila che poneva l’efficienza al primo posto. Certamente, 'Repubblicani e Democratici si scontreranno su quanto spendere, dove spendere e quali strumenti di politica pubblica il governo debba utilizzare', sostiene Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management. 'Ma l’attenzione più generale alla sicurezza economica, alla capacità di difesa, ai minerali critici, ai semiconduttori, alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, alla sicurezza energetica, alla cybersicurezza, alla resilienza delle catene di approvvigionamento e alla capacità industriale nazionale supera sempre più le divisioni tra i partiti'.

UN GOVERNO DIVISO PUÒ FAVORIRE I MERCATI

Vale anche la pena notare che le valutazioni attuali a Wall Street incorporano già molte delle incertezze, mentre la crescita degli utili continua a essere la più sostenuta tra i mercati sviluppati. Inoltre l’anno successivo alle elezioni di medio termine, in cui il potere è condiviso tra i due partiti, Democratici e Repubblicani, è stato storicamente uno dei periodi migliori per i mercati azionari. Sono infatti trascorsi 88 anni dall'ultima volta in cui l'S&P 500 ha registrato un rendimento negativo in questo periodo, a fronte di un rendimento medio del 14%. Perché? 'Una possibile spiegazione', indica Steve Chiavarone, Cio Global Equities di Federated Hermes, 'è che il risultato negativo del partito del presidente lo spinga a promuovere politiche economiche in grado di migliorare le sue possibilità di vittoria alle successive elezioni presidenziali. Un'altra è che un governo diviso ostacoli l'approvazione di provvedimenti legislativi radicali, potenzialmente destabilizzanti per gli investitori'. È anche vero che le valutazioni azionarie e i rendimenti obbligazionari elevati 'potrebbero lasciare meno spazio a un rialzo post-elettorale, rendendo particolarmente importante la crescita degli utili', avverte Andrew Jackson, head of investments, di Vontobel. L’esito elettorale avrà comunque un impatto diverso tra i vari settori dell’economia statunitense.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

È probabile che siano presentate iniziative legislative per introdurre una maggior supervisione federale sull'intelligenza artificiale e sullo sviluppo dei data center, così come misure volte a incentivare i progetti nel settore delle energie pulite. 'Qualsiasi provvedimento legislativo dovrà, tuttavia, ottenere il sostegno bipartisan al Senato ed evitare il veto presidenziale, circostanze che ne limitano le possibilità di approvazione', avverte Lizzy Galbraith, political Economist di Aberdeen Investments. Un cambiamento più significativo del quadro normativo relativo ai data center è comunque possibile, puntualizza Lizzy Galbraith, potenzialmente anche attraverso la revisione dei crediti d'imposta e norme urbanistiche meno permissive, alla luce delle ampie vittorie democratiche nelle elezioni per i governatori, anche in Stati come Texas e Ohio. È anche vero, aggiunge Nabil Milali, Portfolio Manager Multi-Asset & Overlay di Edmond de Rothschild AM, che gli investitori sperano che la retorica contro l’AI fosse solo una mossa elettorale e che i Democratici si dimostrino più pragmatici una volta al potere. Infatti, il programma del nuovo governatore del Texas non prevede un divieto totale della costruzione di data center, ma piuttosto l’introduzione di norme volte a tutelare i diritti e a limitare i costi aggiuntivi per le famiglie. L’incertezza dovrebbe quindi persistere nel breve termine, mentre i negoziati tra i giganti del tech (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta) e le nuove autorità locali potrebbero portare a potenziali accordi. Tuttavia, prevede Milali, con il miglioramento della visibilità, gli investitori dovrebbero ritrovare la propensione al rischio, consentendo agli indici azionari di riprendere il loro trend rialzista.

LE INFRASTRUTTURE LEGATE ALL’AI

Al contrario, le infrastrutture per le reti elettriche, l'elettrificazione e gli investimenti industriali negli Stati Uniti potrebbero tornare a beneficiare di un maggior sostegno politico, indica Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac. 'Il comparto delle infrastrutture è particolarmente interessante perché rappresenta un terreno di convergenza tra i due schieramenti: i Democratici sostengono la transizione energetica e gli investimenti nelle reti elettriche, mentre i Repubblicani continuano a promuovere la manifattura nazionale, la produzione di energia e il reshoring', sottolinea Thozet. I costi dell'elettricità sono stati un tema elettorale e diversi parlamentari democratici hanno collegato l'aumento delle bollette all'espansione dei data center. 'Un controllo più stringente sulle tariffe e sulle condizioni di connessione alla rete potrebbe penalizzare alcune utility regolamentate e ritardare la realizzazione dei progetti', continua Ombretta Signori, precisando, però, che la maggior parte di queste decisioni rientra nelle competenze delle autorità di regolamentazione statali e locali, mentre le grandi società tecnologiche hanno già assunto impegni nell'ambito di programmi di investimento pluriennali. Per questo motivo, è improbabile che le elezioni modifichino in modo significativo le prospettive degli hyperscaler tecnologici. Piuttosto, la maggioranza democratica andrà verosimilmente a rafforzare il controllo parlamentare sulla concorrenza, sull'utilizzo dei dati e sui consumi energetici. Per altro questi temi sono già oggetto di attenzione bipartisan e non sembrano probabili svolte legislative di rilievo prima del 2029.

LA SANITÀ

Al contempo i democratici utilizzeranno le maggioranze più ampie del previsto alla Camera e al Senato per spingere verso il ripristino dei tagli ai finanziamenti per la sanità, approvati lo scorso anno nell'ambito dell'One Big Beautiful Bill Act. 'Il ripristino di questi finanziamenti rappresenta la condizione per approvare ulteriori stanziamenti per la difesa. Di conseguenza, riteniamo probabile un moderato allentamento della politica fiscale', dichiara Lizzy Galbraith.

La scadenza dei sussidi ha determinato un aumento dei premi assicurativi e una misura di ripristino favorirebbe le compagnie assicurative attive in questi mercati, ma richiederebbe anche l'approvazione della Casa Bianca e dovrebbe probabilmente essere inserita in un compromesso di bilancio più ampio, chiarisce Ombretta Signori. Al tempo stesso, aggiunge l’esperta di Ofi Invest AM, le società farmaceutiche potrebbero essere maggiormente soggette a indagini parlamentari sugli accordi relativi ai prezzi negoziati con l'amministrazione. Potrebbe inoltre intensificarsi il controllo sull'integrazione verticale dei grandi gruppi farmaceutici, con l'obiettivo di migliorare i livelli di rimborso e contenere i prezzi dei medicinali.

LA DIFESA

Invece la spesa per la difesa dipende dall'approvazione degli stanziamenti di bilancio. L'amministrazione ha richiesto un budget senza precedenti, pari a 1.500 miliardi di dollari, ma la Camera a maggioranza democratica cercherà sicuramente di ridimensionarne la portata e subordinare i finanziamenti per le operazioni militari in Medio Oriente a determinate condizioni. Ciononostante, il sostegno alla difesa resta un tema caro a entrambi gli schieramenti. L'esito più probabile per l’esperta di Ofi Invest AM è quindi un rallentamento della crescita degli stanziamenti, piuttosto che veri e propri tagli alla spesa.

LE BANCHE

In generale, le società maggiormente esposte al mercato interno e più sensibili alle variazioni della fiscalità sono quelle che rischiano di risentire maggiormente del nuovo scenario. 'Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe riportare nell'agenda politica un aumento delle imposte sulle imprese', avverte Thozet. 'Le società che realizzano la maggior parte dei propri utili sul mercato interno hanno una limitata esposizione ai ricavi esteri e possono contare su poche agevolazioni fiscali strutturali sono le più vulnerabili. È il caso, in particolare, delle banche statunitensi, dei retailer attivi sul mercato statunitense, delle società che operano nel settore dell'assistenza sanitaria gestita e degli operatori delle telecomunicazioni'. In questo caso la deregolamentazione è guidata principalmente dalle autorità di vigilanza i cui vertici sono nominati dall'esecutivo e che resteranno in carica indipendentemente dal risultato elettorale. Tuttavia, sottolinea Ombretta Signori, i democratici possono ora assumere il controllo delle commissioni parlamentari competenti per i servizi finanziari e utilizzare queste posizioni per contestare o ritardare le misure di deregolamentazione, comprese le modifiche ai requisiti relativi agli stress test e alle norme patrimoniali. L'impatto finale rimarrebbe probabilmente contenuto, fatta eccezione per un maggior controllo sulle pratiche di concessione del credito e sulle questioni legate al mercato immobiliare.

L’ENERGIA VERDE

La vittoria dei Dem dovrebbe, infine, significare maggior sostegno alle rinnovabili, sebbene non dispongano di poteri legislativi sufficienti a revocare le misure esistenti. I titoli del comparto solare possono quindi già festeggiare. Gli investitori infatti scommettono sul fatto che l’onda blu possa rallentare o persino invertire alcune delle misure adottate da Trump contro i progetti legati alle energie pulite. Uno scenario che potrebbe favorire i produttori di pannelli solari, batterie e infrastrutture per le reti elettriche. Sul fronte dei combustibili fossili, invece, 'ci aspettiamo che la proposta di riforma delle procedure autorizzative, attualmente in attesa dell'approvazione del Senato, che mira ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture petrolifere, del gas e di trasmissione dell'elettricità, subisca ritardi', conclude Ombretta Signori.

alb/dfg/fra


MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)

0414:07 nov 2026